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Violenza domestica e calcio: cosa dicono gli studi sull’aumento dei casi durante le partite

Diversi studi internazionali registrano un aumento delle aggressioni domestiche durante i grandi eventi sportivi. Gli esperti chiariscono: non è il calcio a causare la violenza, ma può diventare un fattore scatenante in contesti già a rischio

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Due persone osservano una partita di calcio su schermo televisivo al buio

Foto di Ibrahim guetar su Unsplash

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Allo stadio si tifa, si esulta, si soffre per una sconfitta. Ma per molte donne la partita non finisce con il fischio finale. Negli ultimi quindici anni numerose ricerche internazionali hanno evidenziato una correlazione tra i grandi eventi calcistici e un aumento dei casi di violenza domestica, un fenomeno documentato in diversi Paesi e osservato soprattutto nelle ore immediatamente successive alle partite.

Gli studiosi invitano alla prudenza nell’interpretazione dei dati: non è il calcio a generare la violenza, ma alcuni elementi associati all’evento sportivo possono fungere da detonatore in situazioni già caratterizzate da dinamiche di abuso, controllo e aggressività.

Gli studi: fino al 38% di casi in più dopo le partite

Tra le ricerche più recenti figura quella condotta dall’Università di Lancaster durante i Mondiali di calcio del 2022. Lo studio ha rilevato che in Inghilterra le denunce per violenza domestica aumentavano del 38% nei giorni in cui la nazionale perdeva, mentre l’incremento si attestava al 26% anche in caso di vittoria o pareggio.

Risultati simili erano già emersi durante Euro 2020, quando diverse analisi avevano registrato un aumento del 28% delle aggressioni domestiche durante le partite, con punte del 38% dopo le sconfitte dell’Inghilterra.

Il fenomeno non riguarda soltanto il Regno Unito. Uno studio basato su otto anni di chiamate d’emergenza nell’area metropolitana di Manchester ha evidenziato un aumento significativo degli episodi di violenza domestica dopo gli incontri calcistici più importanti, con il numero di segnalazioni che raggiungeva il picco nelle ore successive alla fine della gara.

In Canada, una ricerca dell’Università di Calgary ha registrato un incremento del 15% delle chiamate ai servizi antiviolenza nei giorni in cui giocava la squadra locale, soprattutto dopo una sconfitta.

Anche negli Stati Uniti sono emersi dati analoghi. Uno studio pubblicato nel 2011 e basato su circa 900 partite della NFL disputate nell’arco di undici anni ha rilevato un aumento del 10% delle segnalazioni di violenza domestica nelle città delle squadre sconfitte.

In Germania, infine, alcune ricerche condotte a Berlino durante i Mondiali hanno osservato un incremento dei casi di violenza domestica in concomitanza con il torneo, confermando un trend già individuato in altri contesti internazionali.

La “finestra di rischio” attorno alle partite

Uno degli aspetti più interessanti emersi dagli studi riguarda il momento in cui si verificano gli episodi di violenza.

Le ricerche individuano una vera e propria “finestra di rischio” che si apre già nelle ore precedenti al calcio d’inizio e si estende fino a tarda notte. Le aggressioni possono iniziare nelle quattro ore che precedono la partita, per poi raggiungere il picco tra le dieci e le dodici ore successive al triplice fischio.

Questo significa che il pericolo non termina con la fine dell’incontro, ma può proseguire fino al rientro a casa dei tifosi, quando tensioni e conflitti trovano maggiore spazio all’interno dell’ambiente domestico.

Perché accade? Cosa dicono gli esperti

Gli specialisti sottolineano una distinzione fondamentale: i fattori scatenanti non coincidono con le cause della violenza domestica.

Secondo la ricercatrice tedesca Filzen, tra le cause profonde del fenomeno vi sono esperienze di violenza vissute durante l’infanzia, difficoltà nella regolazione emotiva e modelli culturali basati su una visione patriarcale e gerarchica delle relazioni.

In questo contesto, alcuni elementi associati alle partite possono trasformarsi in fattori di rischio aggiuntivi. Tra quelli più frequentemente citati dagli studi figurano:

  • la frustrazione per il risultato sportivo, soprattutto in caso di sconfitta;
  • il consumo di alcol, spesso legato alla visione delle partite;
  • la permanenza prolungata in casa durante l’evento;
  • alcuni modelli di mascolinità aggressiva che possono trovare espressione nell’ambiente sportivo.

Gli esperti concordano però su un punto: né una sconfitta né l’alcol causano automaticamente la violenza. Questi fattori possono piuttosto amplificare comportamenti già presenti in relazioni caratterizzate da controllo, sopraffazione e abuso.

Le campagne contro la violenza di genere

La crescente attenzione verso il fenomeno ha spinto diverse organizzazioni a intervenire con campagne di sensibilizzazione.

In occasione dei Mondiali 2026, l’associazione britannica Women’s Aid ha lanciato la campagna “The Other Kick Off”, concentrata sul momento del rientro a casa dopo la partita, identificato come uno dei più critici per donne e bambini che vivono situazioni di abuso.

Anche in Italia il mondo del calcio ha promosso iniziative specifiche. Tra queste c’è “Un rosso alla violenza”, progetto sostenuto dalla FIGC che coinvolge arbitri, squadre professionistiche e settori giovanili nella sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.

Perché conoscere questi dati è importante

Comprendere il legame statistico tra grandi eventi calcistici e aumento dei casi di violenza domestica non significa attribuire al calcio responsabilità che non ha.

Al contrario, queste informazioni possono diventare strumenti preziosi per la prevenzione. Conoscere i periodi di maggiore rischio permette infatti di rafforzare i servizi di supporto, potenziare le linee di ascolto nei giorni delle partite più seguite e programmare campagne informative mirate.

L’obiettivo non è mettere sotto accusa lo sport più seguito al mondo, ma utilizzare i dati per proteggere chi vive situazioni di vulnerabilità. Perché dietro l’entusiasmo di una partita che mobilita milioni di persone può nascondersi, per alcune famiglie, una realtà molto diversa e spesso invisibile.

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