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Gip di Torino: “La violenza nelle proteste per Gaza non rientra nel diritto di critica”

Il Tribunale di Torino distingue tra dissenso legittimo e atti violenti nelle proteste pro-Gaza: la giudice Rattazzo chiarisce i limiti del diritto di critica

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Edifici distrutti a Gaza

Edifici distrutti a Gaza | EPA/MOHAMMED SABER - Alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Torino, 19 febbraio 2026 – Il Tribunale di Torino ha emesso una ordinanza che fa chiarezza sul confine tra diritto di critica e atti di violenza durante le manifestazioni di protesta, in particolare quelle legate al conflitto in Palestina e alla situazione nella Striscia di Gaza. A seguito di un procedimento penale che ha portato a 18 misure cautelari nei confronti di giovani attivisti pro-Palestina, la giudice per le indagini preliminari Valentina Rattazzo ha sottolineato l’importanza di distinguere tra la legittima espressione di dissenso e la commissione di violenze, che non possono essere giustificate come forme di diritto di critica.

La posizione del Gip sul diritto di critica e la violenza

Nel suo provvedimento, la giudice Rattazzo ha esplicitamente affermato che “non c’entrano con il diritto di critica le violenze commesse con il fine dichiarato di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su un problema di rilevante allarme sociale” come la guerra in Palestina. La magistrata ha precisato che usare la violenza equivale a riprodurre gli stessi atteggiamenti repressivi e aggressivi dei contesti che i manifestanti intendono denunciare. Sebbene riconosca la necessità di comprendere il contesto sociale e culturale in cui sono maturate le azioni degli indagati, il Gip ha ribadito che il suo compito è accertare gli atti di rilevanza penale, evidenziando come le azioni violente verso persone, forze dell’ordine o cittadini, e il danneggiamento di proprietà pubbliche o private rappresentino forme di intimidazione e aggressione.

Il contesto a Gaza e la tensione ideale delle proteste

Tra le argomentazioni della difesa, rappresentata dall’avvocato Claudio Novaro, vi era la richiesta di considerare il contesto culturale e politico in cui si sono svolte le proteste, in particolare la gravità della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza. Novaro aveva sottolineato come manifestare contro la multinazionale Leonardo Spa fosse poco rispetto all’orrore vissuto a Gaza, dove si denunciano la complicità e l’indifferenza di chi continua a vendere armi e a collaborare con l’esercito israeliano. Tuttavia, la giudice ha chiarito che questa tensione ideale non può cancellare la necessità di valutare con rigore gli atti di violenza.

La Striscia di Gaza, con i suoi circa 600.000 abitanti e un contesto storico complesso, rappresenta da anni un focolaio di tensioni internazionali e umanitarie, con iniziative di solidarietà che includono anche programmi umanitari come l’italiano “Food for Gaza”, volto a sostenere la popolazione locale attraverso aiuti alimentari, cure mediche e programmi educativi.

La vicenda giudiziaria torinese si inserisce dunque in un quadro più ampio di attenzione internazionale sulla situazione palestinese, ma ribadisce con fermezza il principio che la protesta non può sfociare in atti di violenza che ledono diritti altrui e sicurezza pubblica.

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