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Cisgiordania, la condanna di otto Paesi arabi a Israele: “Iniziativa illegale”

I ministri degli Esteri di Egitto, Giordania e altri sei Paesi denunciano la decisione israeliana sui terreni in Cisgiordania: i dettagli

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Otto Paesi arabi contro Israele sulla Cisgiordania

Otto Paesi arabi contro Israele sulla Cisgiordania | Shutterstock - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Il Cairo, 17 febbraio 2026 – Otto Paesi a maggioranza islamica, insieme all’Egitto e alla Lega araba, hanno espresso una ferma condanna nei confronti della recente decisione di Israele di dichiarare come “terreni di Stato” vaste aree della Cisgiordania occupata. La misura, adottata per la prima volta dal 1967, prevede inoltre l’approvazione delle procedure per la registrazione e l’insediamento della proprietà terriera in queste zone, suscitando una forte reazione internazionale.

La condanna congiunta dei Paesi arabi e islamici

In una dichiarazione congiunta, i ministri degli Esteri di Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Pakistan, Turchia, Arabia Saudita e Qatar hanno definito questa iniziativa come “illegale” e una grave escalation delle attività di insediamento israeliane. Secondo il comunicato, la decisione israeliana mira ad accelerare la confisca delle terre palestinesi, il consolidamento del controllo israeliano e l’applicazione della sovranità israeliana nei territori palestinesi occupati, minando i diritti legittimi del popolo palestinese.

Il documento sottolinea inoltre che tali misure costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale, citando specificamente la Quarta Convenzione di Ginevra e la Risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Viene richiamato anche il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia, che ha evidenziato le conseguenze giuridiche negative delle politiche israeliane nei territori occupati.

Il contesto geopolitico e le tensioni in Cisgiordania

La decisione di Israele si inserisce in un quadro di crescenti tensioni nella regione. La Cisgiordania, insieme alla Striscia di Gaza, sono territori rivendicati dallo Stato di Palestina ma soggetti a occupazione israeliana dal 1967. La Striscia di Gaza, governata de facto dal gruppo Hamas dal 2007 e sottoposta a un blocco da parte di Israele ed Egitto, continua a essere al centro di un conflitto che vede ripetuti scontri tra le due parti.

Parallelamente, Israele ha recentemente approvato il controverso progetto di insediamento “E1” in Cisgiordania, una mossa che secondo l’Unione Europea e numerosi governi rappresenta una violazione del diritto internazionale e un ostacolo alla soluzione dei due Stati. Anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha definito “inaccettabile” questa decisione, sottolineando il rischio che comprometta la stabilità regionale.

Le dichiarazioni congiunte dei Paesi arabi e islamici si inseriscono dunque in una fase di forte tensione diplomatica e militare, con la comunità internazionale che continua a sollecitare il rispetto del diritto internazionale e il dialogo per una soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese.

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