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Referendum giustizia, Nordio: “Eventuale rinvio sarà breve, massimo due o tre settimane”

Il ministro della Giustizia rassicura: l’integrazione al quesito referendario sulla riforma della magistratura non comporterà ritardi significativi, voto atteso entro primavera

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Carlo Nordio | alanews.it

Carlo Nordio | alanews.it

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Roma, 7 febbraio 2026 – Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha fornito importanti chiarimenti sul prossimo referendum confermativo relativo alla riforma costituzionale della magistratura, atteso probabilmente per marzo 2026. Intervistato dal Corriere della Sera, Nordio ha spiegato che sarà necessaria un’integrazione al quesito referendario, ma ha sottolineato che tale modifica non causerà un significativo slittamento della data della consultazione popolare.

Nordio, referendum sulla riforma della giustizia: possibile slittamento breve

Il ministro ha precisato che non si tratta di uno “sconvolgimento del quesito”, ma di un’integrazione e un chiarimento che potranno eventualmente posticipare la data del voto di “due o tre settimane al massimo”, in linea con i limiti temporali previsti dalla Costituzione. Quindi, anche in caso di rinvio, il referendum dovrebbe comunque tenersi entro la primavera.

Nordio ha inoltre ribadito la fermezza del governo nel contrastare “teppisti che non hanno nemmeno l’alibi di un ideale”, riferendosi alle contestazioni e opposizioni legate al decreto sicurezza. Ha invitato l’opposizione a proporre soluzioni alternative se reputa che la prevenzione debba prevalere sulla repressione, sottolineando al contempo gli sforzi nelle assunzioni nelle forze dell’ordine per garantire sicurezza.

Il ministro Carlo Nordio | alanews.it

Contesto e iter della riforma

La legge costituzionale oggetto del referendum, recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, è stata definitivamente approvata il 30 ottobre 2025. Poiché non è stata raggiunta la maggioranza qualificata in Parlamento, come previsto dall’articolo 138 della Costituzione, è necessario il referendum confermativo.

Il termine per la richiesta del referendum da parte di parlamentari, regioni o cittadini è di tre mesi dalla pubblicazione della legge. L’Ufficio Centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione ha già ammesso diverse richieste di referendum sia dalla maggioranza che dall’opposizione, definendo ammissibile il quesito così formulato: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?”.

La possibile raccolta firme da parte di comitati per il “No” potrebbe influire ulteriormente sulla data della consultazione, che comunque, come calcolato dal Ministero della Giustizia, dovrebbe svolgersi nella prima metà di marzo o al più tardi entro la fine del mese.

In questo scenario, il governo e il ministro Carlo Nordio si mantengono fermi nel voler portare avanti la riforma, auspicando un dibattito “razionale e pacato” sul contenuto della legge, pur riconoscendo i segnali negativi che stanno emergendo nel confronto pubblico.

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