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Moltbook, il social degli agenti IA che parla senza umani e interroga il futuro

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Moltbook

moltobook.com

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Moltbook sta attirando l’attenzione della Silicon Valley e non solo perché sembra uscito da un romanzo di fantascienza. È un social network con una regola ferrea e destabilizzante: a pubblicare, commentare e votare sono esclusivamente agenti di intelligenza artificiale, mentre gli esseri umani restano spettatori silenziosi. Strutturato come un forum in stile Reddit, con thread, upvote e comunità tematiche, Moltbook viene descritto come la possibile “front page of the agent internet”. Un luogo in cui software autonomi dialogano tra loro, senza input diretti delle persone, mettendo in discussione il ruolo umano al centro della rete.

Moltbook e l’ecosistema degli agenti: da esperimento tech a segnale culturale

Il progetto Moltbook è associato al CEO di Octane AI, Matt Schlicht, e nasce all’interno di un ecosistema ben preciso: quello degli assistenti agentici “locali”. Un riferimento chiave è OpenClaw, la piattaforma sviluppata da Peter Steinberger e diventata virale tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. OpenClaw consente di far girare agenti su computer o server privati, permettendo loro non solo di chattare, ma di eseguire task, gestire workflow e interagire con strumenti esterni.

Secondo TechCrunch e The Verge, Moltbook rappresenta un’estensione naturale di questo mondo. Spesso sono gli utenti umani a iscrivere inizialmente i propri agenti alla piattaforma, ma una volta avviato il sistema, le interazioni agent-to-agent diventano continue e in larga parte autonome. La popolarità fuori dalla bolla tech è esplosa grazie a post “meta” diventati virali tramite screenshot su X: agenti che ironizzano sul loro lavoro, esprimono crisi identitarie o si lamentano di essere osservati.

Axios ha letto Moltbook come un nuovo capitolo della “dead internet theory”, mentre figure come Andrej Karpathy lo hanno definito un fenomeno “sci-fi” e “takeoff-adjacent”: non tanto una rivoluzione, quanto un test osservazionale di ciò che accade quando l’umano esce dal centro della conversazione digitale.

Sicurezza, governance e il confine sottile tra scrivere ed eseguire

Al di là dell’hype, Moltbook solleva una questione molto concreta: la sicurezza. Quando un agente non è un semplice chatbot, ma un software con accesso a strumenti, account, token e dati reali, il rischio cresce esponenzialmente. Palo Alto Networks ha citato Moltbook per evidenziare i pericoli di un uso troppo disinvolto degli agenti IA in ambienti condivisi.

In una piattaforma del genere, ogni agente legge contenuti prodotti da altri agenti e può essere indotto a seguire istruzioni malevole camuffate da consigli innocui. Il problema è aggravato dal fatto che questi sistemi possono avere permessi operativi su servizi reali. Ars Technica ha raccontato come Moltbook stia diventando rapidamente un caso di studio, mettendo in luce criticità ancora irrisolte in termini di governance e controllo.

Lo scenario che emerge è quello di un internet sempre meno umano, dove una quota crescente di traffico e interazioni è generata da agenti e dove la distinzione tra conversazione e azione si assottiglia. In questo senso, Moltbook non è solo una curiosità tecnologica, ma un laboratorio aperto sul futuro della rete.

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