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Social vietati ai minori: come sono regolamentati i Paesi nel mondo?

Social vietati ai minori: dall’Australia all’Europa, cresce il numero di Paesi che fissano limiti d’età e sistemi di verifica: i dettagli

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Social vietati ai minori: come funziona nel mondo

Social vietati ai minori: come funziona nel mondo | Pixabay @FG_Trade_Latin - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

La tutela dei minori nell’accesso ai social network è un tema di crescente attenzione globale. Numerosi paesi stanno adottando o valutando normative per fissare limiti di età più stringenti, al fine di proteggere i giovani dagli effetti negativi della rete, in particolare sulla salute mentale. A livello europeo, il dibattito è ormai maturo, con la recente approvazione di una risoluzione del Parlamento Ue che indica i 16 anni come età minima per l’accesso libero ai social. Nel contesto internazionale, l’Australia ha fatto da apripista con una legge rigorosa, mentre in Italia le proposte di legge sono ancora ferme in Parlamento.

Social e minori, le normative internazionali: dall’Australia all’Europa

Dal 10 dicembre 2025, l’Australia ha introdotto la prima legge al mondo che vieta l’uso dei social network ai minori di 16 anni. La normativa, nota come Online Safety Amendment, obbliga piattaforme come Facebook, Instagram, TikTok, X, Snapchat, Reddit e Twitch a implementare sistemi di verifica dell’età degli utenti, con sanzioni fino a 30 milioni di euro per chi non rispetta le regole. Meta ha già rimosso oltre 540mila account di utenti sotto i 16 anni, mentre Twitch ha completato la rimozione entro gennaio 2026. La legge prevede un approccio graduale alla verifica, che può includere analisi comportamentali e, in casi dubbi, tecnologie di intelligenza artificiale basate su video selfie, evitando però la raccolta eccessiva di dati sensibili.

Social e minori
Social e minori | Pixabay @martin-dm – alanews

 

Nonostante il sostegno popolare, con il 70% degli australiani favorevoli, permane un forte scetticismo sull’efficacia pratica del sistema, soprattutto per i casi limite tra 15 e 17 anni. Inoltre, alcuni giovani e genitori stanno già cercando modi per aggirare le restrizioni. La legge ha anche incontrato opposizioni legali, come il ricorso alla High Court basato sul diritto alla libertà di comunicazione.

In Europa, il Parlamento di Strasburgo ha approvato nel novembre 2025 una risoluzione non vincolante che indica i 16 anni come età minima per l’accesso ai social. Questo orientamento segue il modello australiano e propone anche l’eliminazione di pratiche manipolative come i cosiddetti “dark pattern” — tecniche che inducono dipendenza, come autoplay dei video, gamification e notifiche push. La risoluzione, redatta dall’eurodeputata danese Christel Schaldemose, auspica un intervento regolatorio che vada oltre il semplice limite d’età, mirando a garantire un ambiente digitale più sicuro per i giovani.

Tuttavia, le pressioni esterne, soprattutto dagli Stati Uniti, tentano di rallentare o attenuare le normative europee, legando a questioni di commercio e dazi. La Francia, rappresentata dall’eurodeputata Stéphanie Yon-Courtin, ha risposto con fermezza, ribadendo che la protezione dei minori non è negoziabile.

La situazione italiana: proposte legislative in attesa

In Italia, nonostante la sensibilità crescente verso la sicurezza digitale dei giovani, le proposte per introdurre un divieto di accesso ai social per minori di 14-16 anni sono ancora ferme in Parlamento. Tra queste spiccano il disegno di legge “Tutela dei minori nella dimensione digitale”, presentato nel 2024 dalla senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Menunni, che prevede il divieto per under 15, con un ampio consenso bipartisan, incluso il Partito Democratico. Alla Camera, sono in corso gli esami di disegni di legge, come quello di Azione, che propone di vietare l’accesso sotto i 13 anni e introdurre il consenso congiunto dei genitori fino ai 15 anni.

Inoltre, sono pendenti altri testi che mirano a rafforzare l’identificazione degli utenti e a limitare l’accesso ai contenuti online da parte dei minori. Tuttavia, nessuno di questi provvedimenti ha ancora superato la fase di commissione, lasciando l’Italia indietro rispetto ad altre realtà europee e mondiali.

Gli sviluppi globali e le sfide future

Anche altri paesi stanno muovendosi verso regolamentazioni simili: la Danimarca ha annunciato un divieto per under 15 con possibilità di autorizzazione genitoriale dai 13 anni, mentre la Spagna ha in esame un disegno di legge simile a quello europeo. Nel Regno Unito, il tema è al centro di un acceso dibattito politico dopo che la Camera dei Lord ha votato a favore del divieto per under 16, ma il governo si oppone e la decisione finale è in mano alla Camera dei Comuni.

In Asia, la Corea del Sud vieta l’uso dei cellulari in classe dal marzo 2026, mentre la Cina applica da anni rigide restrizioni sull’uso delle app e dei giochi online per i minorenni, con controlli d’identità rigorosi.

Il nodo centrale rimane la verifica dell’età: come bilanciare efficacia e privacy? Le tecnologie di riconoscimento facciale e intelligenza artificiale rappresentano strumenti promettenti ma non privi di criticità. Le piattaforme social sono chiamate a innovare senza compromettere i diritti degli utenti.

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