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Esplosione nucleare, esiste un modo per salvarsi? Ecco i migliori e i peggiori posti in cui ripararsi

In che modo ci si può salvare da un'esplosione nucleare? Uno studio ha trovato la risposta a questa domanda: i dettagli

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Dove ripararsi in caso di esplosione nucleare

Dove ripararsi in caso di esplosione nucleare | Pixabay @RomoloTavani - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Per quanto le probabilità restino fortunatamente molto basse, lo spettro di un’esplosione nucleare continua a inquietare l’opinione pubblica in un’epoca segnata da conflitti armati, tensioni geopolitiche e minacce sempre più esplicite tra potenze mondiali. La guerra è tornata a essere una presenza costante nel dibattito internazionale e, con essa, il timore che armi di distruzione di massa possano tornare a essere utilizzate. Uno scenario estremo, quasi impensabile, ma non del tutto escluso, che solleva una domanda tanto angosciante quanto concreta: in che modo ci si può salvare da un’esplosione nucleare?

Sopravvivere a un’esplosione nucleare è possibile? Ecco cosa sapere

La possibilità di sopravvivere a un’esplosione nucleare dipende in larga parte dalla distanza dal punto d’impatto, ma non solo. Nell’area del raccordo anulare non ci sarebbe scampo, a meno di non trovarsi in un rifugio antiatomico. Poco oltre la zona di distruzione totale, invece, potrebbe esserci una flebile possibilità di salvezza, a patto di sapere esattamente dove ripararsi. Proprio a questo interrogativo ha cercato di rispondere un recente studio scientifico.

Esplosione nucleare
Esplosione nucleare | Pixabay @e-crow – alanews

 

Lo studio: dove mettersi al riparo dentro un edificio

La ricerca è stata condotta da Ioannis W. Kokkinakis e Dimitris Drikakis dell’Università di Nicosia, a Cipro. Attraverso sofisticate simulazioni di fluidodinamica, gli scienziati hanno analizzato il comportamento delle onde d’urto e della velocità dell’aria all’interno degli edifici dopo un’esplosione nucleare. Lo studio non prende in considerazione le conseguenze delle radiazioni – altrettanto letali – ma si concentra sugli effetti meccanici dell’onda d’urto, capace di sollevare e scaraventare le persone con forza devastante.

Onde d’urto e aria supersonica

Secondo i ricercatori, quando l’onda d’urto entra in un edificio, la velocità dell’aria può aumentare in modo drammatico. Le simulazioni mostrano che all’aperto l’aria può raggiungere velocità tra 46 e 73 metri al secondo, mentre all’interno di un edificio si può arrivare fino a 140–184 metri al secondo. In alcuni casi estremi, la forza esercitata equivale a 18 volte il peso di una persona: un impatto sufficiente a provocare lesioni gravissime o la morte.

I luoghi da evitare e quelli da preferire in caso di esplosione nucleare

Il professor Kokkinakis è chiaro: corridoi e punti vicini a porte e finestre sono i posti più pericolosi, perché l’aria accelera e travolge tutto ciò che incontra. Il rifugio migliore è una stanza senza finestre o una parete interna lontana da aperture e passaggi. Anche gli angoli di un muro esposto frontalmente all’esplosione possono offrire una certa protezione, deviando il flusso dell’onda d’urto.

Pochi secondi per decidere

Nella simulazione, basata su una bomba da 750 kilotoni lanciata da un missile balistico intercontinentale come l’RS-28 Sarmat, il raggio dell’onda d’urto è di circa 4,6 chilometri. Dal momento della detonazione, le persone avrebbero solo pochi secondi per trovare riparo. In uno scenario ipotetico di allerta nucleare via telefono o telegiornale, sapere cosa fare potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte.

I ricercatori sottolineano che, dopo un’esplosione nucleare, restano comunque enormi pericoli: radiazioni, incendi, crolli, guasti alle linee elettriche e del gas. L’auspicio è che questi consigli non debbano mai essere messi in pratica. Ma in un contesto geopolitico sempre più instabile, conoscere anche gli scenari peggiori diventa, paradossalmente, una forma di prevenzione.

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