Il nodo sull’aumento della spesa per la difesa, legato agli impegni internazionali dell’Italia, dovrà essere sciolto nel giro di poche settimane. A indicare la tempistica è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha fissato come termine ultimo il mese di settembre per definire e approvare il capitolo di bilancio relativo ai nuovi investimenti nel settore militare.
Il tema del finanziamento tra Safe europeo e Btp
Nel corso di un’intervista a Il Giorno della Verità, Giorgetti ha affrontato anche la questione cruciale delle modalità di copertura economica. Il ministro ha spiegato che la scelta dipenderà da una valutazione di convenienza finanziaria, sottolineando come sia necessario confrontare il costo dei 15 miliardi eventualmente ottenuti attraverso lo strumento europeo Safe con quello derivante dall’emissione di titoli di Stato italiani.
Una decisione che, nelle sue parole, si basa quindi su un’analisi diretta dell’impatto degli interessi e della sostenibilità del debito.
La posizione della Commissione Ue e la flessibilità sul bilancio
Sul fronte europeo, nei primi giorni di giugno la Commissione Ue ha dato il via libera alla possibilità per gli Stati membri di attivare una clausola di salvaguardia nazionale legata alla difesa, pari fino all’1,5% del Pil. Lo schema prevede margini di flessibilità fino a un massimo dello 0,3% l’anno nel triennio 2026-2028, con un tetto complessivo dello 0,6%.
L’iniziativa è arrivata in seguito alla richiesta avanzata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, con cui si chiedeva di estendere l’utilizzo della flessibilità anche alle spese energetiche, in un contesto internazionale segnato dalle tensioni legate alla guerra in Iran e al blocco dello Stretto di Hormuz.
Investimenti e vincoli: i paletti di Bruxelles
Nel concedere questa apertura, Bruxelles ha comunque precisato che la flessibilità avrà limiti precisi e sarà temporanea. L’obiettivo è orientare le risorse soprattutto verso investimenti strutturali, evitando un impiego in sussidi generalizzati.
La strategia europea punta infatti a rafforzare l’autonomia energetica dell’Unione, con un focus prioritario sulle fonti rinnovabili e sulla riduzione delle dipendenze esterne.
Il ruolo del fondo Safe e gli obiettivi europei
La clausola di salvaguardia dedicata alla difesa, così come quella collegata all’energia, non è strettamente vincolata al fondo Safe. Tuttavia, proprio attraverso questo strumento e i prestiti agevolati che mette a disposizione, l’Unione europea intende favorire un’accelerazione degli investimenti nel settore della difesa.
Un’attenzione particolare è rivolta anche ai Paesi che presentano deficit strutturali, ai quali viene offerta una via di accesso più sostenibile per finanziare le nuove spese senza compromettere in modo eccessivo i conti pubblici.
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