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Al-Sharaa incontra Trump: è il primo presidente siriano alla Casa Bianca dal 1946

L’incontro tra Ahmad al-Sharaʿ e Donald Trump segna una svolta nei rapporti USA-Siria: sul tavolo lotta all’Isis, integrazione curda e nuove strategie per il Medio Oriente

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Al-Sharaa incontra Trump: è il primo presidente siriano alla Casa Bianca dal 1946

Donald Trump e Ahmed al-Sharaa / shutterstock

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Un leader siriano varca per la prima volta la soglia della Casa Bianca dal 1946, segnando una svolta storica nelle relazioni tra Siria e Stati Uniti. Ahmad al-Sharaa, ex capo della milizia jihadista Hayʼat Taḥrīr al-Shām e attuale presidente della Siria, sarà ricevuto da Donald Trump il prossimo 10 novembre in un incontro dal forte valore politico e strategico.

L’incontro storico tra Ahmad al-Sharaa e Donald Trump

Ahmad al-Sharaʿ, figura di spicco della scena politica siriana e militare, è salito alla ribalta internazionale dopo aver guidato l’offensiva che ha portato al collasso del regime di Bashar al-Assad lo scorso dicembre 2024. Nato nel 1982 a Riyad da una famiglia siriana originaria del Golan, al-Sharaa ha avuto un passato da comandante jihadista, legato inizialmente ad al-Qaeda in Iraq e successivamente fondatore del Fronte al-Nuṣra, oggi evolutosi in Hayʼat Taḥrīr al-Shām. La sua trasformazione da leader insurrezionale a capo di Stato rappresenta uno degli eventi più clamorosi e paradossali della politica mediorientale recente.

L’incontro con Donald Trump è atteso con grande attenzione. L’amministrazione americana punta a coinvolgere il neo-leader siriano nella Coalizione internazionale a guida USA contro l’Isis, con l’obiettivo dichiarato di stabilizzare la regione e promuovere accordi di sicurezza, in particolare con Israele. Tale strategia appare funzionale anche a un’intesa volta a integrare le forze curdo-siriane, sostenute dagli Stati Uniti, all’interno delle strutture militari siriane, superando così le antiche tensioni interne.

Tom Barrack, inviato speciale USA per la Siria, ha confermato che i due leader sperano di firmare un accordo formale di adesione alla coalizione anti-Isis, considerato il primo passo verso una partnership strategica più ampia, che potrebbe includere la graduale rimozione delle sanzioni internazionali contro Damasco.

L’incontro con Trump aiuterebbe dunque a legittimare il nuovo governo agli occhi della comunità internazionale, e ad avvicinare Damasco a Washington. La Siria, ai tempi di Assad vicina a Mosca, cambierebbe così sfera di influenza.

Il contesto regionale e le sfide aperte

Nel frattempo, la situazione militare nel sud-ovest della Siria resta tesa: si registrano continue incursioni israeliane nelle province di Daraa e Qunaytra, mentre gli Stati Uniti spingono per una soluzione politica che includa il reintegro amministrativo del nord-est siriano, area controllata dalle forze curdo-siriane. Nonostante l’accordo preliminare del marzo scorso preveda l’integrazione graduale dei combattenti curdi nelle forze regolari siriane e una redistribuzione delle risorse petrolifere e idriche a favore di Damasco, permangono profonde divergenze sulla gestione della catena di comando e sul mantenimento dell’autonomia curda.

Ahmad al-Sharaa, sostenuto dalla Turchia, ha avviato un processo di riorganizzazione delle forze armate siriane, includendo anche l’addestramento di ex miliziani qaedisti in caserme turche, elemento che testimonia la complessità e la natura articolata del nuovo potere siriano.

Secondo il ministro degli Esteri siriano Asaad Shaybani, la visita a Washington aprirà una “nuova pagina” nelle relazioni bilaterali, con l’obiettivo di costruire una partnership solida e duratura. La strategia americana, secondo analisti regionali, mira a chiudere entro fine anno i principali dossier mediorientali, includendo la normalizzazione tra Siria e Israele, l’integrazione dei curdi nel nuovo esercito siriano e la definizione del dossier israelo-libanese relativo al disarmo di Hezbollah. Parallelamente, si registrano anche i negoziati ripresi a Oman tra Stati Uniti e Iran, confermando l’esistenza di un tavolo unico su cui si muovono i principali attori regionali.

In questo quadro, la visita di Ahmad al-Sharaa alla Casa Bianca assume un valore simbolico e concreto: da ex miliziano inserito nella lista nera del Dipartimento di Stato americano a interlocutore chiave per la stabilizzazione di una regione segnata da oltre un decennio di conflitti.

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