26 giugno 2026 – La lunga vicenda giudiziaria della strage ferroviaria di Viareggio è arrivata al suo epilogo. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne pronunciate nel processo d’appello ter, rendendo definitive le responsabilità per il disastro del 29 giugno 2009, quando il deragliamento di un convoglio merci carico di GPL provocò una violenta esplosione nel quartiere della stazione. Il bilancio fu drammatico: 32 vittime e oltre cento feriti, in quella che resta una delle più gravi tragedie ferroviarie della storia italiana.
Tra le condanne diventate definitive c’è quella a cinque anni di carcere per Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e di RFI. Dopo la decisione della Suprema Corte, l’ex manager si è costituito nella serata di ieri ed è entrato in carcere. La Cassazione ha inoltre reso definitive altre dieci condanne. Gli imputati sono stati ritenuti responsabili, a vario titolo, del reato di disastro ferroviario colposo; per Moretti è stata confermata anche la responsabilità per incendio colposo.
Le parole di Moretti in carcere dopo la sentenza
In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Moretti ha dichiarato di essere pronto ad affrontare il carcere.
“Sono pronto. Vado con la schiena dritta e la testa alta”, ha affermato, aggiungendo di sperare che la permanenza in carcere “non sia troppo lunga”.
L’ex amministratore delegato, oggi 72enne, sostiene però di essere stato condannato ingiustamente. Secondo la sua ricostruzione, la sentenza introduce un principio destinato ad avere conseguenze ben oltre il caso Viareggio, attribuendo ai vertici aziendali una responsabilità che, a suo giudizio, va oltre il rispetto delle norme vigenti.
Moretti ritiene infatti che la pronuncia della Cassazione costituisca “un precedente pericoloso” per tutti i manager, perché imporrebbe agli amministratori di non limitarsi ad applicare la legge, ma di valutare autonomamente se le norme siano sufficienti a garantire la sicurezza, assumendosi responsabilità ulteriori.
Nel colloquio con il quotidiano, l’ex manager ricorda anche di aver rinunciato durante il procedimento ad avvalersi della prescrizione, scelta che, secondo lui, avrebbe meritato una diversa considerazione nella determinazione della pena.
La difesa: “Sentenza profondamente ingiusta”
Dura la reazione della difesa. L’avvocata Ambra Giovene, legale di Moretti, ha definito la decisione della Cassazione “profondamente ingiusta”, sottolineando che il proprio assistito non sarebbe responsabile della tragedia.
“È ingiusto per le persone che vengono travolte da questo esito, per alcune delle quali significa aprire le porte del carcere per un reato colposo. È un fatto gravissimo perché ci furono 32 morti e centinaia di feriti, ma l’ingegnere Moretti non è colpevole. Non lo dico io, che sono il suo avvocato, ma le carte”, ha dichiarato.
Secondo quanto trapela, una volta completate le procedure previste dall’esecuzione della pena, la difesa potrebbe presentare un’istanza per chiedere la concessione degli arresti domiciliari, possibilità prevista dall’ordinamento e che dovrà essere valutata dal Tribunale di Sorveglianza.
L’impegno con il progetto “Recidiva Zero”
Nell’intervista al Corriere della Sera, Moretti ha raccontato di aver già maturato negli ultimi mesi un’esperienza all’interno degli istituti penitenziari grazie a un incarico gratuito come special advisor del CNEL. Nell’ambito del progetto “Recidiva Zero”, dedicato alla formazione e al reinserimento lavorativo dei detenuti, ha collaborato allo sviluppo di percorsi finalizzati a favorire il ritorno al lavoro dei carcerati, anche attraverso il coinvolgimento delle imprese.
“Mi rendo utile. Se restassi con le mani in mano impazzirei”, ha spiegato, raccontando come quell’attività gli abbia permesso di conoscere da vicino la realtà delle carceri ancora prima dell’esecuzione della condanna.
