26 giugno 2026 – La Russia afferma di aver respinto uno dei più imponenti attacchi con droni dall’inizio della guerra in Ucraina. Secondo il Ministero della Difesa di Mosca, nella notte tra il 25 e il 26 giugno le difese aeree russe hanno abbattuto 660 droni ucraini, intercettati in dodici regioni del Paese, oltre che sulla Crimea, nel Mar Nero e nel Mar d’Azov.
Se confermato, si tratterebbe di uno dei bilanci più elevati registrati dall’inizio del conflitto. Secondo le autorità russe, il raid supera anche quello del 17 maggio, quando Mosca aveva dichiarato di aver distrutto 556 droni, fino a oggi il numero più alto annunciato in un singolo attacco.
Mosca: “Intercettati 47 droni diretti verso la capitale”
Tra le aree interessate figura anche la regione di Mosca. Il sindaco Sergei Sobyanin ha riferito che 47 droni diretti verso la capitale sono stati intercettati durante la notte.
Attraverso un messaggio pubblicato su Telegram, Sobyanin ha spiegato che i servizi di emergenza sono intervenuti nelle aree dove sono caduti i detriti dei velivoli abbattuti. Al momento, le autorità russe non hanno segnalato vittime né danni rilevanti nella capitale.
Diversa la situazione nella regione di Tula, circa 180 chilometri a sud di Mosca. Il governatore Dmitry Milyaev ha parlato di un “massiccio” attacco con droni, precisando che una casa privata è stata danneggiata nel distretto di Shchekino e che una donna è rimasta ferita.
Negli ultimi mesi l’Ucraina ha intensificato gli attacchi con droni a lungo raggio contro il territorio russo, concentrandosi soprattutto su raffinerie, depositi di carburante e infrastrutture energetiche considerate strategiche per sostenere lo sforzo bellico del Cremlino. Il maxi raid arriva inoltre poche ore dopo che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato una campagna di 40 giorni volta ad aumentare la pressione sulla Russia nel tentativo di favorire nuovi sviluppi sul fronte diplomatico.
Esplosioni e incendio segnalati in Crimea
Parallelamente, diverse esplosioni sono state segnalate nella mattinata del 26 giugno a Kerch, in Crimea, nei pressi del porto dei traghetti che collega la penisola alla Russia continentale.
Secondo quanto riferito dall’agenzia ucraina Ukrinform, nella zona sarebbe scoppiato un incendio, mentre residenti locali avrebbero segnalato il sorvolo di droni e l’attivazione della contraerea russa. Sempre secondo Ukrinform, il ponte di Kerch sarebbe stato temporaneamente chiuso al traffico per motivi di sicurezza.
L’agenzia ucraina riferisce inoltre di esplosioni anche a Krasnoperekopsk e nei pressi dell’aeroporto militare di Saky, a Novofedorivka. Queste informazioni, al momento, non risultano confermate dalle autorità russe.
Il Guardian: intelligence baltiche temono possibili provocazioni ibride
Sul piano geopolitico, il quotidiano britannico The Guardian riferisce che alcune fonti dell’intelligence occidentale e dei Paesi baltici ritengono possibile che la Russia stia valutando azioni ibride nei confronti degli Stati baltici o della Polonia.
Secondo il giornale, non vi sarebbero indicazioni di un imminente attacco militare su larga scala, ma il timore riguarda eventuali provocazioni attraverso droni, missili o altre operazioni destinate a esercitare pressione sui Paesi della NATO che continuano a sostenere militarmente l’Ucraina.
Le informazioni riportate dal Guardian si basano su fonti di intelligence e, allo stato attuale, non sono state confermate ufficialmente né dalla NATO né dal Cremlino.
