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SPID a pagamento: cosa c’è di vero? Il comunicato di Poste

L’ipotesi di un canone annuo per lo SPID da parte di Poste Italiane apre il dibattito sulla transizione verso la CIE e l’IT Wallet: tutti i dettagli

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SPID a pagamento

SPID a pagamento | Shutterstock - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Tra le novità più discusse nel panorama digitale italiano c’è la possibile introduzione di un canone annuale per lo SPID da parte di Poste Italiane, principale gestore del sistema con il 72% delle identità digitali attive. Questa ipotesi, ancora allo studio, potrebbe modificare profondamente il rapporto degli italiani con l’identità digitale pubblica, aprendo la strada a un graduale superamento dello SPID a favore della Carta d’Identità Elettronica (CIE) e del nuovo IT Wallet previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Il peso di Poste Italiane nel sistema SPID

Al termine del 2024, in Italia risultavano attive circa 40 milioni di identità digitali SPID, di cui ben 28,7 milioni gestite da Poste Italiane tramite il servizio PosteID. Questa quota, pari al 72%, rende la società guidata da Matteo Del Fante il principale attore del sistema. L’introduzione di un canone, stimato intorno ai 5 euro annui, rappresenterebbe quindi un cambiamento significativo, non solo per la sostenibilità economica del servizio, ma anche per la percezione del pubblico verso un sistema finora gratuito.

Altri provider come Aruba e InfoCert hanno già adottato modelli a pagamento, con canoni simili a partire dal secondo anno di utilizzo, mentre Register.it propone tariffe più elevate in particolare per chi non possiede infrastrutture digitali personali. La motivazione condivisa da questi operatori è il crescente costo di gestione, sicurezza e manutenzione del sistema, difficilmente sostenibile senza un contributo stabile degli utenti o un adeguato supporto pubblico.

La transizione verso la Carta d’Identità Elettronica e l’IT Wallet

L’evoluzione digitale italiana sembra orientata a favorire la diffusione della CIE, già emessa in oltre 45 milioni di esemplari entro fine 2024 e destinata a superare i 50 milioni entro il 2026. A differenza dello SPID, la CIE è un documento fisico con tecnologia NFC integrata, emesso dallo Stato e concepito per diventare il fulcro dell’identità digitale nazionale. Parallelamente, il governo punta sull’IT Wallet, un portafoglio digitale unico che raccoglierà documenti, certificati e credenziali, semplificando l’accesso ai servizi pubblici e privati.

Nonostante ciò, il passaggio non è immediato né privo di difficoltà per gli utenti. Lo SPID si attiva facilmente online e consente l’accesso tramite username e password, mentre la CIE richiede l’uso di un lettore NFC, un’app dedicata e la gestione di codici PIN complicati, elementi che potrebbero rappresentare un ostacolo soprattutto per le fasce meno digitalizzate della popolazione.

Le implicazioni di un canone e il futuro dell’identità digitale italiana

L’eventuale introduzione di un canone da parte di Poste Italiane potrebbe accelerare la migrazione verso la CIE, inducendo milioni di cittadini a scegliere tra il pagamento per mantenere lo SPID o l’adozione di un sistema più complesso ma gratuito. Questo cambiamento potrebbe avere un impatto psicologico rilevante, poiché lo SPID è stato finora percepito come un diritto digitale universale.

Nel contesto europeo, la direzione italiana si allinea con la tendenza verso un’identità digitale unica, gestita direttamente dallo Stato e integrata con gli standard comunitari dell’EUDI Wallet. Lo SPID, nato come modello innovativo, mostra oggi i suoi limiti, mentre la CIE si presenta come lo strumento più adatto a garantire sicurezza, integrazione e sostenibilità nel lungo termine.

Poste Italiane mantiene la massima riservatezza sulla questione, mentre il governo continua a puntare sulla CIE e sull’IT Wallet come pilastri del futuro digitale del Paese. Nel frattempo, la comunità di utenti si prepara a una fase di transizione che potrebbe non essere lineare, tra nuove abitudini, resistenze tecnologiche e un sistema in rapida evoluzione.

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