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La Casa Bianca limita ulteriormente l’accesso dei reporter: i motivi dietro le nuove restrizioni

Il nuovo memorandum limita l’accesso dei giornalisti alla West Wing e ridefinisce le regole per il pool stampa, suscitando proteste tra media nazionali e internazionali

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La Casa Bianca - Washington DC, Usa

Washington DC, Usa | Pixabay - alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Washington, 1 novembre 2025 – Nuova stretta della Casa Bianca sull’accesso dei giornalisti accreditati, con un provvedimento firmato dal presidente Donald Trump che limita la libera circolazione dei reporter in una delle aree più sensibili della residenza presidenziale. Il memorandum, che interessa la West Wing, vieta ai giornalisti l’accesso libero alla cosiddetta stanza 140 o “Upper Press”, dove si trova l’ufficio della portavoce Karoline Leavitt, adiacente allo Studio Ovale.

Restrizioni nell’area “Upper Press” della Casa Bianca

Secondo quanto stabilito dal memorandum, i reporter potranno frequentare questa zona solo su appuntamento, con l’obiettivo di tutelare il “materiale sensibile” trattato. Nel comunicato, Trump ha motivato la decisione sottolineando che la Casa Bianca ora gestisce tutte le comunicazioni, comprese quelle relative a questioni di sicurezza nazionale. Resta invece consentito l’accesso libero agli assistenti stampa nell’area “Lower Press”, situata all’esterno della sala briefing.

Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti
Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti | EPA/WILL OLIVER / POOL – Alanews.it

Questa misura si aggiunge a una serie di restrizioni imposte dall’amministrazione Trump nei confronti dei media. Fra le iniziative recenti vi è stata la rimozione della Associated Press (Ap) dallo Studio Ovale e dall’Air Force One, a seguito del rifiuto dell’agenzia di modificare il nome del “Golfo del Messico” in “Golfo d’America”, come richiesto dal presidente. La decisione, confermata anche nelle sedi giudiziarie, è stata accolta con favore dalla Casa Bianca, che ha definito l’interazione con il presidente come un “privilegio” e non un diritto garantito ai giornalisti.

Cambiamenti nel pool dei giornalisti e tensioni con il Pentagono

Un altro cambiamento significativo riguarda la gestione del pool di giornalisti che segue il presidente, ora affidata direttamente alla Casa Bianca e non più all’associazione storica dei corrispondenti. Ciò ha comportato la perdita del posto fisso per le tre principali agenzie internazionali (Ap, Reuters e Bloomberg), che devono ora alternarsi con altre trenta testate. Questa modifica ha avuto ripercussioni anche sui media locali e sui mercati finanziari, che dipendono dai rapporti tempestivi di queste agenzie.

Parallelamente, il Pentagono ha imposto un nuovo regolamento ai reporter, che devono impegnarsi a non divulgare notizie sensibili senza approvazione, pena la revoca del pass. Tale disposizione ha suscitato una forte protesta trasversale da parte di media sia liberali, come il New York Times e la Cnn, sia conservatori, come il Wall Street Journal e Fox News, che hanno rinunciato ai loro badge in segno di dissenso, denunciando una violazione dei diritti costituzionali dei giornalisti.

Il contesto di queste restrizioni è caratterizzato dalle frequenti dichiarazioni di Trump contro i media definiti “nemici del popolo” e dai suoi attacchi ai giornalisti che pongono domande scomode. Nonostante ciò, il presidente continua a intrattenere quotidianamente lunghi colloqui con la stampa, dando l’impressione di una “amministrazione trasparente”, ma in realtà utilizzando i media per controllare la narrazione pubblica e influenzare l’agenda politica.

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