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Garlasco, il testimone sull’alibi di Sempio: “Quello scontrino del parcheggio non era suo”

Un nuovo supertestimone mette in discussione la versione di Andrea Sempio: la Procura rivaluta l’alibi e riapre scenari sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco

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Andrea Sempio assieme ai suoi legali

Andrea Sempio, indagato nel caso del delitto di Garlasco, assieme ai suoi legali | ANSA/MATTEO CORNER - Alanews.it

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Garlasco, 22 ottobre 2025 – Nuovi sviluppi scuotono l’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia. Dopo anni di indagini, archiviazioni e processi, si registra ora un colpo di scena che riguarda l’alibi di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio in concorso, e la credibilità dello scontrino del parcheggio di Vigevano, elemento chiave della sua difesa.

La testimonianza che mette in crisi l’alibi di Andrea Sempio

Un nuovo supertestimone si è presentato spontaneamente dai carabinieri di via Moscova a Milano, dichiarando che il celebre scontrino del parcheggio di Vigevano, datato 13 agosto 2007 alle 10:18, non apparteneva né ad Andrea Sempio né alla sua famiglia. Questa rivelazione mina in modo decisivo uno dei pilastri dell’alibi dell’indagato, che aveva sempre sostenuto di essere presente a Vigevano in quel momento grazie al ticket.

L’indagine coordinata dal procuratore aggiunto di Pavia, Stefano Civardi, e dalle sostitute pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano, ha accolto con attenzione la nuova testimonianza, ritenendola particolarmente attendibile. Le verifiche sono tuttora in corso, mentre la Procura di Pavia guidata da Fabio Napoleoni valuta l’impatto di questa dichiarazione nel quadro complessivo dell’inchiesta.

Andrea Sempio, oggi 37enne, era stato coinvolto inizialmente tra il 2016 e il 2017, quando la difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, aveva presentato perizie che rilevavano tracce di DNA di Sempio sotto le unghie della vittima. Nonostante l’archiviazione di allora, la riapertura delle indagini nel 2025 ha riacceso l’attenzione su di lui, con ulteriori analisi forensi che hanno confermato la presenza del suo profilo genetico.

Lo scontrino del parcheggio: una storia di anomalie e dubbi

Il racconto di Sempio sul ticket di piazza Sant’Ambrogio è sempre stato controverso. L’indagato aveva dichiarato che lo scontrino era stato ritrovato casualmente dai genitori sulla sua auto qualche giorno dopo il delitto e conservato per sicurezza. Tuttavia, le modalità di consegna del biglietto ai carabinieri nel 2008 presentano anomalie rispetto ai verbali ufficiali, con l’interrogatorio che non venne mai interrotto durante la consegna.

La madre di Sempio, Daniela Ferrari, è stata coinvolta indirettamente nelle nuove indagini: nel corso di un’intervista è stata colta da un malore proprio mentre veniva interrogata su dettagli riguardanti il ticket e la sua amicizia con un vigile del fuoco di Vigevano, Antonio B. Questi elementi hanno alimentato ulteriori sospetti sulle dinamiche di quella mattina.

Non meno rilevanti sono state le dichiarazioni di Fabrizio Gallo, ex legale di Massimo Lovati (storico avvocato difensore di Sempio), che durante una trasmissione televisiva ha definito lo scontrino un «falso», mettendo in discussione la solidità dell’alibi: «Se una persona è innocente, non ha bisogno di correre per trovarsi un alibi», ha affermato.

Le parole della difesa di Sempio

Lo scontrino del parcheggio di Vigevano, presentato da Andrea Sempio nel 2008 durante le prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi e tornato oggi al centro dell’inchiesta che vede il 37enne indagato per il delitto, “anche se fosse un alibi, rappresenterebbe soltanto un indizio e non una prova”. A dichiararlo è l’avvocato Liborio Cataliotti, legale di Sempio, che ridimensiona così il peso del documento finito nuovamente sotto la lente degli inquirenti.

“Che valore probatorio possiamo attribuire a tutto questo clamore? — si chiede il difensore — Nella migliore delle ipotesi, dal punto di vista dell’accusa, è minimo”.

Le parole dell’avvocato arrivano dopo la presunta testimonianza raccolta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano, secondo cui quello scontrino non apparterrebbe realmente a Sempio, amico storico di Marco Poggi, fratello della vittima.

Cataliotti ha inoltre ricordato che, all’epoca in cui il suo assistito consegnò lo scontrino, non era indagato, e dunque “era improprio definirlo un alibi”. Ora, invece, con l’iscrizione ufficiale di Sempio nel registro degli indagati, il documento dovrà essere valutato nuovamente nel quadro delle nuove indagini.

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