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Tajani alla Camera: “Il riconoscimento dello Stato di Palestina è oggi più vicino”

Il ministro degli Esteri ribadisce l’impegno dell’Italia per una soluzione pacifica a Gaza, apertura a missione ONU e riconoscimento Stato palestinese senza Hamas

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Il ministro degli Esteri Antonio Tajani

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani | Alanews

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Roma, 15 ottobre 2025 – Il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell’Italia sembra ora più vicino, come ha sottolineato oggi il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso di un’informativa alla Camera. Il titolare della Farnesina ha delineato una visione chiara e articolata sul futuro della Striscia di Gaza e del processo di pace in Medio Oriente, insistendo sulla necessità di un impegno internazionale e multilaterale per una soluzione duratura.

Nel corso dell’informativa urgente alla Camera dei Deputati sulla situazione in Medio Oriente, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricevuto un ampio riconoscimento bipartisan per il suo intervento focalizzato sulla lotta all’antisemitismo e sul ricordo delle vittime dell’esplosione verificatasi ieri nel Veronese, che ha causato la morte di tre carabinieri.

Tajani, pronti a una presenza militare in Gaza

Tajani ha affermato che la situazione resta molto complessa e che il governo italiano è impegnato nel tentativo di trasformare il cessate il fuoco in un percorso di pace duraturo. “Se ci sarà richiesta una presenza militare siamo pronti a farlo“, ha dichiarato il ministro, precisando che al momento si sta lavorando per una soluzione pacifica e per garantire l’arrivo degli aiuti umanitari alla popolazione civile. In una recente intervista radiofonica, Tajani ha inoltre confermato la disponibilità dell’Italia a partecipare a una futura missione di pace dell’ONU in una fase di transizione post-conflitto: “Noi siamo pronti a inviare i nostri militari con l’Onu come portatori di pace“.

Il nodo Hamas e il riconoscimento dello Stato palestinese

Un tema centrale dell’intervento di Tajani riguarda il riconoscimento dello Stato palestinese. Il ministro ha ribadito che l’Italia è pronta a riconoscerlo, ma solo a condizione che Hamas non governi più la Striscia di Gaza: “Finché c’è un’organizzazione militare di Hamas è difficile poterlo fare“. Tajani ha collegato questa posizione alla necessità che l’Autorità nazionale palestinese, e non Hamas, guidi il processo politico e che vengano liberati tutti gli ostaggi. Ha inoltre ricordato che il riconoscimento dello Stato palestinese è una linea condivisa dal G7 e dall’Europa, ma che deve essere accompagnata da un impegno per il dialogo e per la sicurezza di Israele.

Il ministro ha infine lanciato un appello alla responsabilità di tutti gli attori coinvolti, sottolineando la pericolosità di azioni come il tentativo di forzare il blocco navale israeliano, che potrebbe mettere a rischio le vite dei militanti della Flotilla e dei militari italiani impegnati in operazioni di protezione civile nel Mediterraneo.

Tajani e la lotta contro l’antisemitismo

Durante l’intervento in Aula, il ministro Tajani ha sottolineato la necessità di un impegno costante e condiviso contro ogni forma di antisemitismo, un tema particolarmente sentito dall’opinione pubblica e dal Parlamento. Un intervento accolto da un lungo applauso trasversale da parte dei deputati, segno di unanime solidarietà e condivisione delle parole del titolare della Farnesina. Alla seduta hanno preso parte anche altri rappresentanti del governo, tra cui i sottosegretari Matteo Perego (Difesa), Tullio Ferrante (Infrastrutture) e Giorgio Silli (Esteri).

La prospettiva di pace in Medio Oriente secondo Tajani

Nella stessa informativa, Tajani ha espresso una valutazione prudente ma incoraggiante sull’iniziativa di pace lanciata da Donald Trump, definendola una possibilità di svolta storica per il Medio Oriente e, di riflesso, per il Mediterraneo. Il ministro ha evidenziato come la situazione rimanga fragile, con questioni ancora aperte come il ritorno delle ultime salme degli ostaggi assassinati e lo smantellamento della struttura militare di Hamas.

Tajani ha rimarcato che la speranza di pace nasce dalla volontà delle popolazioni coinvolte, duramente colpite dal conflitto, che chiedono non solo cibo e assistenza sanitaria, ma anche sicurezza e un futuro stabile per la loro terra. L’azione diplomatica italiana si inserisce in un contesto di collaborazione con i partner europei e con gli USA, finalizzata a riannodare i fili del dialogo e porre fine alla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza.

La proposta per Gaza e lo Stato palestinese

Antonio Tajani ha affermato che “oggi finalmente ci sono le condizioni per una Gaza liberata dall’incubo di Hamas” e che la Striscia potrebbe essere affidata a un controllo internazionale provvisorio con la partecipazione attiva dei Paesi islamici. L’obiettivo è la creazione di uno Stato palestinese vero, democratico, pacifico e non confessionale, guidato da un’Autorità nazionale palestinese profondamente rinnovata sia negli uomini che nei metodi.

Il ministro ha evidenziato come questo Stato debba essere riconosciuto da Israele e, altrettanto, riconoscere Israele, in una prospettiva di coesistenza pacifica. Riguardo al riconoscimento formale dello Stato di Palestina, Tajani ha precisato che “quando ci saranno le condizioni, che sono state poste anche dal Parlamento, il riconoscimento è ora più vicino“.

Questa posizione si inserisce in un contesto internazionale complesso, dove, attualmente, ben 149 Paesi nel mondo (147 membri Onu più Vaticano e Sahara occidentale) riconoscono la Palestina come Stato. Una maggioranza schiacciante della comunità internazionale, quindi, sostiene la legittimità dello Stato palestinese, ma permangono differenze significative tra gli attori chiave, in particolare con Israele e alcuni alleati occidentali.

Il ruolo dell’Italia e la missione internazionale

In relazione al piano di stabilizzazione a Gaza, Tajani ha ricordato che il progetto Trump prevede il dispiegamento di una Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) e che l’Italia è pronta a fare la propria parte, forte della sua consolidata esperienza in missioni internazionali complesse. Tuttavia, il ministro ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento del Parlamento nelle decisioni riguardanti l’eventuale partecipazione italiana, auspicando una unità politica su questo tema.

Parallelamente, Tajani ha annunciato una riunione governativa dedicata alla ricostruzione della Striscia di Gaza, definendola cruciale per consolidare la pace e per sostenere la convivenza di due Stati in sicurezza. Da tempo l’Italia è impegnata con un finanziamento di 5 milioni di euro per la pianificazione della ricostruzione, in collaborazione con l’Autorità nazionale palestinese e con il supporto di esperti universitari italiani. Nei prossimi giorni, una missione tecnica italiana sarà presente a Ramallah per continuare il coordinamento.

In questa fase, ha spiegato il ministro, è fondamentale fornire assistenza immediata alla popolazione civile. L’Italia sta potenziando il programma “Food for Gaza” e ha già stanziato un primo pacchetto di aiuti umanitari per 60 milioni di euro destinati alla sicurezza alimentare, alla sanità, al sostegno dei feriti e alla formazione in ambito sanitario. Tra gli ospedali italiani coinvolti figurano eccellenze come il Bambino Gesù, il Gemelli, il Rizzoli di Bologna e il Meyer di Firenze, che collaboreranno anche con strutture sanitarie in Egitto e Giordania.

Il contesto politico e diplomatico

Tajani ha ribadito la posizione italiana favorevole alla soluzione dei due Stati, nonostante le dichiarazioni recenti di Netanyahu che escludevano tale possibilità. L’Italia punta su una missione Onu a guida araba e un impegno militare italiano per evitare l’occupazione o lo sgombero della Striscia di Gaza, dialogando con interlocutori chiave come Egitto e Turchia.

Sul piano interno, il ministro ha espresso la speranza di una convergenza politica in Parlamento sulla partecipazione italiana alla missione internazionale, sottolineando la necessità di abbassare i toni e mantenere un approccio diplomatico costruttivo. Tajani ha inoltre risposto alle critiche sull’atteggiamento del governo verso Israele, precisando che da ottobre 2023 non sono state effettuate nuove vendite di armamenti a Israele e che l’Italia si impegna per mantenere aperto il dialogo per salvaguardare vite umane.

L’informativa di oggi rappresenta un ulteriore passo nel processo di avvicinamento italiano al riconoscimento dello Stato palestinese, in un quadro di impegno sia politico-diplomatico che umanitario e di sicurezza internazionale.

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