La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha consacrato quattro nuovi vescovi a Écône, in Svizzera, il 1° luglio, senza il consenso del Papa. La cerimonia è stata celebrata nel rito antico e presieduta da monsignor Alfonso de Galarreta, con monsignor Bernard Fellay come co‑consacrante. Poche ore prima papa Leone XIV ha detto «Tornate sui vostri passi», ma l’atto ha fatto scattare la scomunica latae sententiae e ha ufficializzato la rottura con la Chiesa cattolica.
Durante la celebrazione il superiore generale, don Davide Pagliarani, ha dichiarato che la comunità «è pronta a pagare qualsiasi prezzo per salvare la Chiesa».
Rito, nomi e passaggi della consacrazione
A Écône si è svolta l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria, i riti che definiscono il sacramento e rendono i candidati vescovi a tutti gli effetti. I nuovi vescovi sono don Pascal Schreiber, don Michael Goldade, don Michel Poinsinet de Sivry e don Marc Hanappier. La celebrazione è stata trasmessa in più lingue e si è svolta secondo il rito tridentino con uso del latino, scelta che la Fraternità presenta come segno di fedeltà alla liturgia precedente il Concilio Vaticano II.
La scelta della forma liturgica e della sede storica richiama la continuità rivendicata dalla Fraternità. L’indicazione pubblica dei nomi dei consacrati, l’ordine dei riti e la trasmissione multilingue hanno scandito un evento pensato per essere visibile oltre i confini interni del movimento.
Il nodo canonico e il precedente del 1988
Il Catechismo e il Codice di Diritto Canonico definiscono lo scisma come «il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti». In questo quadro, la consacrazione di vescovi senza mandato pontificio è trattata come atto scismatico: comporta sanzioni canoniche, il divieto di partecipazione legittima ai sacramenti per chi ne è colpito e restrizioni specifiche per i sacerdoti che restano separati.
Il precedente del 1988 è tornato centrale: allora monsignor Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi a Écône senza mandato, con conseguente scomunica e la pubblicazione del motu proprio Ecclesia Dei. La scomunica è stata poi revocata nel 2009 da Benedetto XVI in un tentativo di ricucire. La scelta del 1° luglio da parte della Fraternità richiama quella frattura storica e ne rilancia l’impatto canonico.
La formula latae sententiae, che opera per il solo fatto di aver compiuto l’atto proibito, è la chiave con cui la Chiesa qualifica giuridicamente la consacrazione senza mandato: un automatismo sanzionatorio che non richiede una dichiarazione ulteriore per produrre effetti nella sfera ecclesiale.
Le questioni dottrinali secondo Andrea Grillo
Il teologo Andrea Grillo, docente al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, ha riportato il confronto dal piano strettamente giuridico a quello dottrinale. Ha avvertito che limitarsi a parlare di «ordinazione contra legem» rischia di oscurare una questione più profonda: il rifiuto del Concilio Vaticano II e una concezione della tradizione che cristallizza il passato invece di pensarne lo sviluppo. La liturgia, ha detto, «è solo uno schermo» che nasconde una mancanza di comunione con la Chiesa di Roma e con la sua autorevolezza storica.
Per chiarire il paradosso, Grillo ha richiamato anche riferimenti della discussione filosofica — tra cui, da Maurice Blondel, l’immagine della «catena dipinta appesa a un chiodo dipinto» — e ha sostenuto che il «tradizionalismo», nato come categoria ottocentesca, può arrivare a negare la tradizione se la riduce a mera obbedienza formale priva di relazione con la ragione e con la storia.
Conseguenze pastorali e sviluppi
La decisione riporta al centro questioni concrete legate al rapporto con il Vaticano II, alla disciplina dei sacramenti, all’autorità del pontefice e al ruolo delle comunità che insistono sulla liturgia precedente al Concilio. Fonti della Fraternità insistono sulla fedeltà a quanto ritengono minacciato; la Santa Sede e il Pontefice hanno puntato sull’esortazione alla riconciliazione e sulla tutela del bene spirituale dei fedeli.
Sul piano pratico, il gesto produce un effetto immediato e formale: quattro uomini sono stati consacrati vescovi a Écône senza mandato pontificio, e la documentazione dottrinale e disciplinare richiamata in queste ore indica che la loro ordinazione è considerata scismatica e fonte di sanzioni canoniche. I nomi dei consacrati restano il punto di realtà dell’evento: Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier.
