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Ue e Nato valutano muro di droni anti-Russia, attesi costi per almeno 200 miliardi

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Andrius Kubilius

Andrius Kubilius | Photo by Baltic Development Forum licensed under CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/deed.en) - alanews.it

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Bruxelles, 27 settembre 2025 – Nel contesto di crescenti tensioni con la Federazione russa, i Paesi dell’Unione Europea confinanti con la Rusia intensificano gli sforzi per creare una robusta difesa contro possibili minacce, in particolare attraverso lo sviluppo di un sistema avanzato di difesa aerea con droni, un vero e proprio muro. La discussione, avvenuta ieri a Bruxelles, ha visto la presenza del commissario alla Difesa, Andrius Kubilius, insieme ai rappresentanti degli Stati membri più prossimi al confine russo, con l’obiettivo di valutare la fattibilità e l’organizzazione di questa iniziativa di sicurezza.

Muro di droni anti-Russia, progetto ambizioso per la sicurezza europea

La proposta mira a realizzare un “muro di droni” capace di monitorare e intercettare qualsiasi attività militare ostile proveniente dalla Russia, la quale continua a mantenere una posizione di rilievo geopolitico e militare nell’area euroasiatica.

Secondo le prime stime, la realizzazione di questo sistema di difesa richiederà almeno un anno e un investimento complessivo di circa 200 miliardi di euro, una cifra che sottolinea la complessità e la portata del progetto. L’operazione coinvolgerà un coordinamento stretto tra i Paesi membri dell’Unione Europea e la NATO.

Muro di droni, le parole di Kubilius

Kubilius ha dichiarato che “le continue violazioni del nostro spazio aereo sono inaccettabili. Il messaggio è chiaro: la Russia sta mettendo alla prova Ue e Nato, e la nostra risposta deve essere immediata, compatta e determinata“. L’atteggiamento del Cremlino riporta il fronte orientale dell’Europa a essere una “priorità“. L’iniziativa, denominata Eastern Flank Watch (sorveglianza del fianco orientale), prevede tre elementi: un “muro anti-droni”, una componente “terrestre” con armi convenzionali e una “marittima”, sollecitata da Romania e Bulgaria, affacciate sul Mar Nero.

L’esperienza ucraina è particolarmente importante nel campo dei droni: la tecnologia e la capacità produttiva di Kiev in questo ambito sono ormai molto avanzate, mentre l’Europa resta indietro. Gli ultimi episodi in Polonia e in Danimarca mostrano che sui droni si gioca il confronto principale. È chiaro anche che si tratta di un impegno politico, militare ed economico enorme, difficilmente sostenibile solo dagli Stati “frontalieri“, che perciò chiedono la solidarietà dei Paesi del sud e dell’ovest. Il tema sarà quindi affrontato al Consiglio europeo di fine ottobre. Secondo Kubilius, lo sforzo deve concentrarsi su rilevamento, tracciamento e intercettazione dei droni: i vecchi sistemi non sono sufficienti e soprattutto risultano troppo costosi anche perché “abbattere un drone con un missile significa impiegare un’arma che costa un milione di euro per colpirne uno che costa diecimila euro“.

Il ruolo della NATO e le recenti evoluzioni

La NATO, con quartier generale a Bruxelles, ha storicamente svolto un ruolo chiave nella protezione degli Stati membri, specialmente quelli confinanti con la Russia. Nonostante la sua origine risalga al 1949, l’alleanza si è evoluta notevolmente, includendo ora Paesi dell’Europa orientale che condividono confini diretti con la Federazione Russa e che sono in prima linea nella gestione delle tensioni. Di recente, la Svezia è diventata il 32º Stato membro, contribuendo a rafforzare la presenza dell’Alleanza nel Mar Baltico.

Tuttavia, l’orientamento degli Stati Uniti, partner fondamentale della NATO, ha subito alcune modifiche che influenzano direttamente i programmi di difesa europea. Negli ultimi mesi, l’amministrazione statunitense ha annunciato un ridimensionamento dei fondi destinati all’addestramento militare e all’equipaggiamento dei Paesi dell’Europa dell’Est, come Estonia, Lettonia e Lituania, che sono collocati al confine con la Russia. Questa decisione, che si inserisce in una più ampia strategia di riallineamento delle priorità militari americane verso l’Indo-Pacifico, ha spinto l’Europa a riflettere sulla necessità di assumersi maggiori responsabilità nella propria difesa.

Le sfide finanziarie e politiche per l’Europa

Il progetto europeo per la difesa con droni si scontra con sfide sia economiche sia politiche. Il sostegno economico necessario è ingente e richiederà un impegno coordinato tra i governi europei, in una fase in cui le tensioni internazionali spingono a rivedere le spese militari complessive. La NATO ha fissato come obiettivo per i suoi membri di destinare almeno il 2% del proprio PIL alla difesa entro il 2024, obiettivo che alcuni Paesi stanno ancora faticando a rispettare.

Sul fronte politico, permangono differenze di vedute tra i Paesi membri su come condurre la politica estera e di sicurezza nei confronti della Russia. La recente telefonata tra i leader europei e l’ex presidente statunitense Donald Trump ha evidenziato queste divergenze, con un appello agli Stati europei affinché cessino l’acquisto di petrolio russo, fonte di finanziamento per Mosca, e aumentino la pressione economica, anche sulla Cina, accusata di sostenere indirettamente lo sforzo militare russo.

In questo scenario, l’Europa si trova a un bivio strategico, dove la creazione di un sistema di difesa efficace e autonomo diventa essenziale per garantire la sicurezza del continente e mantenere un equilibrio geopolitico stabile.

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