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Jake La Furia: “Milano sempre meno vivibile, sgombero Leoncavallo scelta politica”

Il rapper denuncia la perdita di spazi culturali e sociali a Milano, criticando le politiche repressive e sottolineando l’importanza di alternative urbane per i giovani.

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Sebastiana Risso di Sebastiana Risso

Torinese classe 1999, mi sono laureata in Comunicazione, Media e Pubblicità nel 2022 e ho conseguito la laurea magistrale in Televisione, Cinema e New Media nel marzo 2025, a Milano. Durante il mio percorso universitario ho trascorso sei mesi a Bruxelles, dove ho studiato International Journalism e avuto l’opportunità di lavorare a stretto contatto con le istituzioni europee, un’esperienza che ha arricchito il mio sguardo sul mondo dell’informazione e del giornalismo. Dal 2024 collaboro con AlaNews, occupandomi principalmente di Sport e Spettacolo, ma sempre pronta a raccontare eventi di ogni tipo

Milano, 9 settembre 2025 – Jake La Furia, celebre rapper milanese e giudice della diciottesima edizione di X Factor, ha espresso un giudizio critico sull’evoluzione della città di Milano, definendola “sempre meno vivibile e più acquistabile”. Le sue dichiarazioni sono arrivate a margine della presentazione della nuova stagione del talent show, in un momento in cui la città è al centro di dibattiti sugli spazi sociali e le trasformazioni urbane.

Milano: una città in trasformazione secondo Jake La Furia

immagine

Jake La Furia, all’anagrafe Francesco Vigorelli, classe 1979, ha sottolineato come questa tendenza non sia un fenomeno recente: “Da almeno vent’anni andiamo in questa direzione”, ha affermato, evidenziando come la cattiva gestione della cultura e degli spazi aggregativi abbia portato a una città meno accessibile e meno accogliente per i suoi abitanti. Il rapper ha commentato in particolare lo sgombero del centro sociale Leoncavallo, avvenuto alla fine di agosto, definendolo una mossa più politica che altro.

Il Leoncavallo, storico centro sociale milanese fondato nel 1975, è da sempre un simbolo di aggregazione culturale e politica. La sua chiusura temporanea ha suscitato reazioni nel panorama cittadino, ma Jake La Furia ha evidenziato che lo sgombero non segna la fine del centro sociale, bensì il suo spostamento: “Non credo che si risolva così quello che per alcuni è un problema. Per come stanno le cose non vedo soluzioni a breve”.

La visione di Jake La Furia sul futuro della città e della cultura urbana

Il rapper, noto per la sua lunga carriera iniziata con i Sacre Scuole e proseguita con i Club Dogo e la carriera solista, ha espresso una riflessione più ampia sulle conseguenze di politiche repressive che chiudono spazi culturali e sociali: “Questi governi repressivi, che chiudono spazi, spingono verso la discoteca e la bottiglia”. Tuttavia, questa situazione – secondo lui – alimenterà la domanda di alternative culturali, facendo nascere nuove realtà simili a quelle vissute da lui e dalla sua generazione.

Jake La Furia rimarca come i tempi difficili possano formare nuove persone capaci di incidere positivamente sulla città: “Stiamo creando i presupposti per tempi duri, che però formeranno nuove persone capaci di cambiare davvero”. La sua esperienza personale, che parte dal writing e dall’hip hop degli anni ’90 fino al successo con i Club Dogo e la carriera da solista, lo porta a credere nel potere rigenerativo delle culture urbane alternative.

La sua posizione si inserisce nel dibattito più ampio sulla trasformazione di Milano, tra inchieste urbanistiche, cambiamenti sociali e la difficile convivenza tra sviluppo economico e tutela degli spazi aggregativi. L’intervento di Jake La Furia contribuisce a mantenere alta l’attenzione sulla necessità di preservare luoghi di aggregazione culturale nell’era della città sempre più “acquistabile”.

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