Il San Diego Comic-Con si è chiuso con il colpo di scena che molti speravano ma in pochi credevano davvero possibile: Ryan Gosling ha confermato che sì, le voci erano vere, sarà lui il nuovo Ghost Rider.
La notizia aleggiava a Hollywood da un pezzo. Già un paio d’anni fa, durante la promozione di The Gray Man, l’attore aveva risposto a un giornalista di MTV lasciando intendere che, se proprio avesse dovuto infilarsi una tuta da cinecomic, l’unica a stuzzicarlo davvero sarebbe stata quella di Johnny Blaze. Feige si era segnato la battuta e da lì sono nati i primi contatti, rimasti riservati fino alla firma arrivata nei mesi scorsi.
Il progetto non ha ancora una data ufficiale sul calendario Marvel, ma l’obiettivo della produzione punta al 2028. Dietro la macchina da presa ci sarà Shawn Levy, fresco della regia di Deadpool & Wolverine e del lavoro fatto con lo stesso Gosling sul set di Star Wars, Starfighter. I due hanno raccontato di aver gettato le basi per la storia proprio tra una pausa e l’altra delle riprese di Star Wars, fino al momento in cui si sono presentati insieme negli uffici della produzione con un’idea precisa in testa.
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Dal cinema d’autore a Ghost Rider: la carriera di Ryan Gosling
Per Gosling si tratta del primo vero ingresso nel mondo dei supereroi a quarantacinque anni, dopo una strada fatta per lo più di scelte d’autore, titoli indipendenti e tre candidature agli Oscar con Half Nelson, La La Land e Barbie.
C’è poi un dettaglio curioso che intreccia questo ruolo con la sua vita privata. Lo stesso personaggio era stato portato al cinema nel 2007 da Nicolas Cage e vedeva nel cast Eva Mendes, compagna di Gosling dal 2011 e madre delle sue due figlie. All’epoca la Mendes interpretava la giornalista Roxanne Simpson, parte che poi scelse di non riprendere nel sequel del 2012.
Davanti alla platea della Hall H, Gosling si è limitato a pochi passaggi, spiegando come questa fosse un’idea rimasta nel cassetto per anni prima di trovare il momento e la squadra giusta per concretizzarsi. Levy ha aggiunto soltanto che l’intenzione non è quella di firmare un semplice rifacimento, ma di impostare un registro visivo e narrativo ben distinto rispetto alle versioni precedenti.
