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La Corte Ue boccia il modello dei centri per migranti in Albania del governo Meloni

La sentenza della Corte Ue impone all’Italia di rivedere le procedure accelerate per l’asilo e mette in discussione i trasferimenti verso l’Albania secondo il diritto europeo

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Trasferimento di migranti in Albania

Trasferimento di migranti in Albania | Pixabay @BalkansCat - alanews

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 1 agosto 2025 – La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha emesso oggi una sentenza di grande impatto che rigetta il modello italiano di gestione delle domande di asilo basato sulla designazione dell’Albania come paese di origine sicuro. A commentare la decisione è il Tavolo Asilo e Immigrazione, che definisce la sentenza una netta sconfessione della linea del governo italiano, evidenziando come sia ora impossibile mantenere la procedura accelerata di esame delle richieste di protezione basata sulla presunzione automatica di sicurezza di un paese d’origine.

La sentenza della Corte Ue sul modello Albania

La Corte ha stabilito un principio fondamentale: uno Stato membro non può designare un paese di origine sicuro senza garantire un controllo giurisdizionale effettivo e trasparente e senza assicurare protezione a tutta la popolazione, senza eccezioni. La decisione colpisce direttamente il cosiddetto “modello Albania”, che consentiva di processare rapidamente le domande di asilo mediante procedure accelerate basandosi su atti legislativi opachi e non verificabili.

Il Tavolo Asilo e Immigrazione sottolinea che non è più ammissibile trattare come paese sicuro un territorio che non offre garanzie a tutte le categorie di persone, e che i trasferimenti verso l’Albania, così come praticati, sono incompatibili con il diritto europeo. La sentenza, pertanto, demolisce l’architettura giuridica che ha sostenuto fino ad oggi il Protocollo Italia-Albania.

Le implicazioni giuridiche e il ruolo della magistratura

Negli ultimi mesi, il Tribunale di Roma ha già mostrato un orientamento critico verso il Protocollo, annullando trattenimenti di richiedenti asilo provenienti da Egitto e Bangladesh trasferiti in Albania, proprio perché questi Stati non possono essere considerati paesi di origine sicuri secondo le indicazioni della CGUE e le schede Paese del Ministero degli Esteri. Questi provvedimenti hanno suscitato reazioni dure da parte del governo italiano, che ha tentato di delegittimare l’operato della magistratura, ma senza successo.

Il Tavolo Asilo e Immigrazione chiede al governo di non riattivare il Protocollo Italia-Albania, evidenziando che la sentenza della Corte è inequivocabile e che qualsiasi tentativo di piegare le norme europee sarà destinato a fallire. Inoltre, è ancora aperto un fronte giuridico relativo ai trasferimenti diretti dai Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) verso l’Albania, oggetto di un nuovo rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia, un iter che potrebbe richiedere almeno due anni.

Questa sentenza rappresenta un importante momento di verifica e di ridefinizione delle politiche migratorie italiane, in linea con il rispetto del diritto europeo e dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo.

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