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Allarme caldo per i Mondiali 2026: rischio temperature estreme in 14 stadi su 16

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Marco Garghentino di Marco Garghentino

Brianzolo dal 1996, ho sempre pensato che la comunicazione sia la principale arte che l’uomo ha sviluppato nei secoli. Amo lo sport, conoscere il Mondo ed essere informato. Ogni vita ha una storia e spesso vale la pena raccontarla.

Uno studio condotto dalla Queen’s University di Belfast lancia un serio avvertimento in vista dei Mondiali 2026: il caldo dovuto alle temperature elevate potrebbe rappresentare un grave rischio per atleti, arbitri e spettatori

Il Mondiale di calcio 2026 si svolgerà nei mesi di giugno e luglio tra Stati Uniti d’America, Canada e Messico, Paesi in cui molto verosimilmente si presenterà un problema “caldo estremo”.

Il problema del caldo e le città più a rischio

Benché il calendario delle partite non sia ancora stato ufficializzato, gli esperti hanno già tenuto a consigliare alla FIFA di evitare di organizzare incontri nelle ore pomeridiane, soprattutto nelle sei città con le condizioni climatiche più critiche e prive di impianti di climatizzazione negli stadi scelti per ospitare le gare mondiali.

L’analisi che ha portato a tale considerazione si è basata su dati meteorologici raccolti negli ultimi vent’anni e ha utilizzato l’indice cosiddetto wet bulb globe temperature (WBGT), un parametro che combina diversi fattori, come temperatura dell’aria, umidità, esposizione al sole e velocità del vento, al fine di misurare lo stress termico.

I risultati ottenuti dallo studio, pubblicato nell’International Journal of Biometeorology, evidenziano che solo Città del Messico e Vancouver non hanno mai superato la soglia di rischio di 28°C WBGT, tra le 16 località scelte per accogliere le partite del Mondiale 2026 (Atlanta, Boston, Dallas, Houston, Kansas City, Los Angeles, Miami, New York/New Jersey, Philadelphia, San Francisco, Seattle, Toronto, Vancouver, Guadalajara, Città del Messico e Monterrey).

In quattro città, invece, il valore potrebbe arrivare fino a 32°C, un livello considerato decisamente critico.

Località come Dallas, Houston e Miami sono infatti considerate particolarmente esposte alle alte temperature: in media, oltre l’80% delle giornate estive in questi luoghi registra valori WBGT superiori a 28°C (sebbene Dallas e Houston abbiano stadi climatizzati, il pericolo rimane per gli spettatori, che una volta usciti dagli impianti si troverebbero a dover affrontare temperature esterne roventi).

Non solo. In tali città la temperatura percepita supera i 26°C già alle ore 10:00 del mattino e rimane sopra tale soglia fino alle 20:00 nella maggior parte dei giorni estivi.

Le città di Miami e Monterrey sono poi state identificate come le due sedi più pericolose, poiché entrambe non dispongono di impianti di climatizzazione all’interno degli stadi.

Anche in città come Kansas City, Boston, New York e Philadelphia si consiglia però di evitare incontri nelle ore centrali della giornata.

A conti fatti, secondo i ricercatori, in 14 dei 16 stadi che ospiteranno il Mondiale 2026 le condizioni climatiche potrebbero raggiungere livelli di caldo pericolosi per tutte le persone presenti in campo o sugli spalti.

L’appello degli esperti: evitare le partite nelle ore più calde

“Le fasce orarie più sicure per giocare sarebbero la mattina presto o la sera tardi”, ha spiegato alla BBC il climatologo Donal Mullan, autore principale dello studio prima citato.

“Nel caso in cui mi fosse chiesto di dare un consiglio alla FIFA, proporrei di evitare del tutto che le partite si possano svolgere nella fascia oraria compresa tra mezzogiorno e le ore 18:00. Già solo questa accortezza ridurrebbe infatti drasticamente il rischio legato al caldo torrido. È poi giusto sottolineare come il rischio non sia solo per i calciatori e gli arbitri, ma anche per il pubblico, che sarà esposto a un caldo intenso sia prima che dopo le partite”.

Il tema delle temperature elevate è ormai di attualità nell’organizzazione degli eventi sportivi e deve essere trattato con sempre maggiore serietà e attenzione.

Un esempio recente è quello rappresentato dalla Coppa del Mondo disputatasi in Qatar nel 2022.

Anziché nei classici mesi estivi, l’evento si è tenuto a novembre e dicembre per evitare proprio il caldo estremo, condizione che a Doha può superare facilmente la soglia dei 40°C e arrivare fino ai 50°C.

Una situazione che potrebbe ripetersi pure in America, dove alcune partite potrebbero disputarsi addirittura in condizioni che superano i limiti imposti a livello nazionale da alcune federazioni calcistiche.

Tradotto: alcuni match si potrebbero disputare in condizioni che in alcuni Stati renderebbero necessario la sospensione o il rinvio della partita stessa.

Un esempio? La Federcalcio australiana prevede l’interruzione di una gara nel caso in cui il WBGT raggiunga i 28°C.

Le misure previste dalla FIFA sono sufficienti?

La FIFA attualmente prevede gli ormai noti cooling break a metà di ciascun tempo di gioco in giornate particolarmente calde (quanto il valore WBGT supera i 32°C), ma la decisione di sospendere o rinviare una partita viene ancora lasciata alla discrezione degli organizzatori delle varie competizioni.

La Fifpro, ovvero il sindacato internazionale dei calciatori, ritiene però che queste misure siano insufficienti a garantire la sicurezza e il benessere degli atleti.

Come riportato dalla BBC, l’organizzazione raccomanda infatti di programmare quantomeno dei cooling break speciali già con un WBGT di 28°C e di rinviare invece le partite quando tale valore supera i 32°C.

Queste raccomandazioni si basano sulle migliori pratiche adottate da istituzioni importanti come l’American College of Sports Medicine e lo Sports Medicine Australia.

Gli effetti provocati dal caldo estremo possono infatti essere variegati, spaziando da semplici cali fisici di rendimento a problemi di salute più gravi, come stress da calore e colpi di calore.

Una serie di rischi che non riguardano solamente i giocatori.

Durante un match di Copa America 2023, infatti, un membro dello staff arbitrale presente sul campo di Kansas City è stato costretto ad abbandonare il terreno di gioco in seguito a un malore causato proprio dalla temperatura percepita (27,5°C WBGT).

Un primo possibile aiuto contro il caldo

Il corpo umano mantiene una temperatura interna stabile tra 36,1°C e 37,8°C, ma condizioni climatiche estreme, come caldo e freddo intensi, possono mettere a rischio la salute e influenzare le prestazioni degli atleti.

Per questo motivo, è fondamentale adottare misure di prevenzione e monitorare attentamente le condizioni ambientali durante allenamenti e competizioni.

Uno degli aspetti fondamentali nella gestione del caldo è, per esempio, l’idratazione.

Stando a quanto raccontato dagli esperti, il corpo umano non è in grado di assorbire più di 250 ml di acqua ogni 20 minuti, motivo per cui la Fifpro consiglia pause più brevi e frequenti, con interruzioni aggiuntive al 15° e al 60° minuto di gioco, oltre a quelle già previste al 30° e al 75° minuto.

Un primo possibile aiuto per tutti gli atleti coinvolti alla prossima Coppa del Mondo 2026, in attesa che la FIFA predisponga misure di sicurezza ancora più incisive.

Articolo scritto da Marco Garghentino

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