Gianluigi Buffon ha commentato a La Gazzetta dello Sport il ritorno in panchina di Roberto Mancini e lo ha definito «una scelta tecnicamente giusta». Ha però aggiunto che, nella sua valutazione ideale del progetto, avrebbe puntato su un altro profilo: «avrei scelto Conte», ha detto, indicando in quella scelta una diversa linea strategica per arrivare al Mondiale tra quattro anni.
Buffon ha spiegato la sua lettura tecnica del rinnovamento della Nazionale e ha collegato la scelta del ct a criteri di progetto e comunicazione: «bisogna avere il coraggio delle scelte e la bravura a comunicarle a tutti, anche alla stampa», ha affermato, tratteggiando un quadro in cui la nomina del ct risponde a logiche organizzative e di gioco.
La valutazione tecnica e il confronto con altri profili
Per Buffon la nomina di Mancini è motivata da un disegno tecnico coerente: «È una scelta tecnicamente giusta perché ha dimostrato un gioco funzionale a un progetto», ha detto, suggerendo che la continuità e la chiarezza del metodo contano quanto il nome. Buffon Mancini ha inserito poi un confronto esplicito con allenatori di club di alto livello, sostenendo che in quel perimetro anche grandi nomi del calcio europeo sarebbero presi in considerazione: «Se fossi Psg, Bayern, Real, Juve, una big, lo prenderei in considerazione», ha osservato, mettendo in rilievo la differenza tra gestione di club e gestione di Nazionale.
Nel contrappunto tra profili, Buffon ha ribadito la sua preferenza personale: «Se fossi io Dt proporrei: obiettivo principale qualificarsi al Mondiale tra quattro anni. Su questa base, avrei scelto Conte», ha spiegato, precisando che la scelta di un ct deve essere sostenuta dal coraggio delle decisioni e dalla capacità di spiegarle all’opinione pubblica. La riflessione è presentata come un giudizio tecnico-organizzativo più che come una critica personale.
L’offerta FIGC, le proposte ricevute e il giudizio su altri ex azzurri
Buffon ha poi rivelato di aver ricevuto proposte per un ruolo dirigenziale nella struttura delle nazionali: «Mi avevano proposto un ruolo da dirigente delle nazionali, coordinamento tra la A e le Under», ha detto, e ha aggiunto che le chiamate sono arrivate da Maldini e Leonardo. L’entusiasmo di chi lo ha contattato «mi ha fatto vacillare», ha riconosciuto, ma la decisione finale è stata quella di prendersi un periodo di tempo per la famiglia e per chi si è preso cura di lui nel tempo.
Il discorso si è poi allargato ad altri protagonisti: su Andrea Pirlo Buffon ha detto di essere soddisfatto che l’ex compagno abbia evitato «un percorso così impervio» e ha definito come «tentativo politico, goffo e mal riuscito» l’uso di un sito per etichettarne l’immagine in negativo, ricordando che certe azioni finiscono per avere ricadute personali. Questa parte dell’intervista mette in evidenza come le nomine e le vicende off-field incidano sulla percezione pubblica dei tecnici.
Infine Buffon si è soffermato anche sul nome di Pep Guardiola, osservando che la semplice ipotesi di un suo arrivo avrebbe avuto un effetto di traino sull’ambiente: «Il solo nome avrebbe dato una spinta e ne avremmo avuto bisogno», ha commentato, ma ha chiarito subito i limiti di quella ipotesi ricordando che il lavoro in Nazionale è diverso da quello di club e che nemmeno i grandi nomi garantiscono certezze di risultato.
Nel complesso, l’intervista mette in luce due segnali: da un lato la condivisione tecnica della scelta di Mancini come continuità di progetto; dall’altro la preferenza personale di Buffon per un profilo alternativo e la proposta ricevuta per un incarico dirigente che ha aperto una riflessione privata sul suo futuro. Buffon Mancini resta quindi al centro di un dibattito che riguarda metodo, comunicazione e scelte di organizzazione sportiva.
Buffon ha infine confermato il giudizio pragmatico sul futuro della Nazionale e ha riportato le proprie priorità: qualificarsi al Mondiale con un progetto chiaro e figure scelte con decisione e capacità di spiegazione.
