Maurizio Viscidi coordina le nazionali giovanili maschili della FIGC da quindici anni.
Il suo lavoro si svolge mentre il dibattito pubblico si è riacceso in seguito alle nomine di Roberto Mancini come commissario tecnico e di Claudio Ranieri come direttore tecnico, con voci su un possibile ruolo di coordinamento per Gianfranco Zola.
I numeri però disegnano un quadro concreto: l’Under 17 è campione d’Europa in carica, l’Under 19 lo è stata due anni fa e l’Under 20 è stata vicecampione del mondo nel 2023. Risultati tutt’altro che negativi e che hanno dato lustro a un settore giovanile che così nel baratro forse non lo è.
Il nome di Viscidi è tornato spesso nei dibattiti sulle nomine tecniche. In un’intervista al podcast “Sport e Diritti” dell’Università del Salento, Viscidi ha spiegato il metodo che sostiene quei risultati: scouting capillare sul territorio, lavoro con i club e “un’idea di gioco condivisa, propositiva, basata sul possesso”.
I pezzi messi insieme da Viscidi puntano a smontare l’idea diffusa che il vivaio italiano non produca più talento.
I numeri del settore giovanile
Durante il podcast Viscidi ha portato dati concreti per spostare la discussione dalle impressioni: oltre 800.000 tesserati giovanili in Italia e circa 170 giocatori italiani impiegati in Serie A. Le cifre sono state fornite dallo stesso Viscidi.
Il conto citato è netto “due su diecimila arrivano” ed è pensato per fotografare la selezione che il sistema opera dal basso verso l’alto.
Il coordinatore ha chiarito che il miglioramento tecnico dei ragazzi non passa attraverso un gioco impostato principalmente in fase difensiva: “Il calcio giovanile italiano ha ottenuto dei risultati per tanti motivi – ha detto – i giovani non migliorano con un calcio difensivo, i giovani migliorano con un calcio propositivo”. Ha raccontato anche un episodio personale: dopo la finale dell’Under 17 contro il Portogallo, con un 3-0 nel primo tempo, “sono sceso negli spogliatoi e ho dovuto asciugarmi le lacrime. Mi commuovo ancora adesso nel vedere questi ragazzi giocare un calcio così propositivo, così tecnico, così bello”.
Da quella conversazione emergono due criticità pratiche: oggi i ragazzi giocano meno calcio spontaneo – “troppa tecnologia, troppa organizzazione, zero partite di strada” – e le famiglie spesso interpretano lo sport più come una leva economica che come un percorso di crescita.
Responsabilità: club, tecnici, famiglie e prime squadre
Il dossier di Viscidi non indica un solo responsabile. Sulla scarsa fiducia dei club nei giovani – tema sollevato in passato anche dagli stessi giocatori come Bastoni o da ex calciatori come Buffon – il coordinatore ha distribuito la responsabilità: “Una colpa ce l’hanno i giovani che si allenano poco. Una colpa ce l’hanno gli allenatori del settore giovanile, che fanno tattica per vincere più che formare. Un po’ di responsabilità ce l’hanno gli allenatori di prima squadra, che per paura dell’esonero vanno sul giocatore esperto”.
La possibile nomina di Gianfranco Zola a un ruolo di coordinamento tecnico apre una questione pratica: se il problema non è la produzione di giovani ma la loro gestione, ha senso aggiungere un nuovo ruolo sopra una struttura che già mostra risultati internazionali? Per capire quale incarico potrebbe essere disegnato per Zola sarà necessario leggere i documenti ufficiali, non basarsi sulle anticipazioni, ma è bene che Giovanni Malagò consideri questo perimetro prima di assumere decisioni di cui poi doversi pentire (Maldini docet…).
Per capire ancor meglio lo spesso, non solo tecnico ma anche umano, di Viscidi, ci piace riportare un concetto chiave su qualcosa che al giovane italiano sembra il mondo dei grandi non sembra perdonare, l’errore: “L’errore fa parte di un processo di crescita. A me piace definire l’errore esperienza, non errore, perché errore sembra una cosa solo negativa”.

