Tre petroliere sono state avvolte dalle fiamme nello Stretto di Hormuz, in circostanze che la Marina dei Guardiani della Rivoluzione iraniani collega alle attività delle forze armate statunitensi. Secondo la versione diffusa da Teheran, le imbarcazioni stavano navigando su percorsi non autorizzati e sarebbero state coinvolte in una serie di esplosioni nelle prime ore dell’8 novembre.
L’accusa iraniana sulle rotte delle petroliere
In una comunicazione ripresa dall’agenzia Fars, la Marina iraniana ha riferito che le tre navi erano considerate responsabili di violazioni perché transitavano lungo rotte non consentite all’interno dello stretto. Le petroliere sarebbero state raggiunte da esplosioni e, successivamente, sarebbero divampati incendi di notevole intensità. La stessa Marina ha descritto una situazione caratterizzata da una densa colonna di fumo, tanto da sostenere che il cielo sopra lo Stretto di Hormuz fosse ormai oscurato dagli incendi.
Teheran chiama in causa le forze armate Usa
Le autorità iraniane hanno attribuito quanto accaduto alla disattivazione dei sistemi di navigazione e identificazione delle imbarcazioni. Secondo la ricostruzione fornita da Teheran, il malfunzionamento sarebbe stato provocato da quelle che vengono definite “azioni ostili” delle forze armate statunitensi. La Marina dei Guardiani della Rivoluzione ha inoltre accusato Washington di attività legate al contrabbando e all’aggressione. Si tratta della versione presentata dalle autorità iraniane sull’incendio delle tre petroliere.
