Il panorama politico israeliano è attraversato da nuove tensioni e possibili cambiamenti negli equilibri parlamentari. Aryeh Deri, storico esponente del partito ultraortodosso Shas e alleato di Benjamin Netanyahu, ha deciso di lasciare la lista per le elezioni della Knesset e non prenderà parte alla prossima legislatura. Intanto Avigdor Liberman esclude un governo sostenuto dai partiti arabi, ma si dichiara disponibile a trovare accordi con le forze ultraortodosse. Dal ministro della Difesa uscente Israel Katz arriva invece un appello all’unità nazionale.
Israele, Aryeh Deri si ritira dalla lista di Shas: non sarà nella 26ª Knesset
Il leader storico di Shas, formazione ultraortodossa sefardita che conta attualmente sei seggi in Parlamento, ha rinunciato a candidarsi per la Knesset. Aryeh Deri non farà quindi parte della 26ª legislatura, lasciando un posto vacante nella rappresentanza del partito. La sua decisione arriva dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi sulla possibilità che intendesse abbandonare la politica. Shas ha perso cinque seggi alle elezioni, ma la guida di Deri era stata comunque confermata. Nel corso della sua carriera, il dirigente è stato inoltre uno dei più solidi alleati politici del premier Benjamin Netanyahu.
Liberman esclude un governo con i partiti arabi: “Non accadrà”
Sul fronte delle possibili alleanze, Avigdor Liberman, alla guida di Israel Beitenu, ha ribadito la propria contrarietà alla formazione di un esecutivo sostenuto da Ra’am e dalla Lista Araba Unita. In un lungo intervento pubblicato su X, il politico ha contestato chi lo critica per aver cercato un’intesa con le formazioni haredim, ovvero gli ultraortodossi.
Secondo Liberman, i suoi detrattori preferirebbero un governo appoggiato da partiti arabi che comprendono, a suo dire, parlamentari che si identificano apertamente con Hamas, descrivono il movimento come un’organizzazione caritatevole e accusano Israele di genocidio e crimini contro l’umanità. Il leader di Israel Beitenu ha escluso categoricamente di partecipare a un simile esecutivo, sostenendo che una soluzione del genere metterebbe a rischio la sicurezza nazionale e potrebbe favorire il ritorno di Netanyahu al potere.
L’obiettivo di evitare nuove elezioni e chiudere l’era Netanyahu
Liberman ha spiegato che, per scongiurare un’altra tornata elettorale e mettere fine alla stagione politica di Netanyahu, sarà necessario assumere decisioni difficili e individuare possibili compromessi sui temi in cui esistono margini di convergenza. Ha precisato che cercare un accordo con altre forze politiche non significa rinunciare ai propri principi né cancellare le linee rosse.
Il leader di Israel Beitenu ha inoltre respinto l’idea di essere guidato dall’ambizione personale di diventare premier a qualsiasi costo. A sostegno della propria posizione ha ricordato di aver ricevuto numerose proposte allettanti dagli avversari politici dal 2019 a oggi. Una precisazione che arriva mentre gli viene contestato di voler ostacolare le iniziative di Gadi Eisenkot per la formazione di un governo di minoranza, allo scopo di favorire i propri interessi.
Katz richiama alla coesione nazionale: “Abbiamo un destino comune”
In un contesto segnato dalle divisioni politiche, il ministro della Difesa uscente Israel Katz ha invitato il Paese a ritrovare unità e senso di responsabilità. Le sue dichiarazioni sono arrivate durante la cerimonia commemorativa dedicata ai caduti dell’Operazione Kadesh, sul Monte Herzl. Katz ha sostenuto che Israele sia oggi più determinato che mai a difendere il proprio futuro, individuando in anticipo le minacce e adottando un atteggiamento proattivo e offensivo nei confronti dei nemici. In vista delle sfide ancora da affrontare, ha definito indispensabile una maggiore compattezza tra le diverse componenti del Paese.
Sicurezza di Israele, l’appello a mettere da parte le divergenze
Il ministro ha riconosciuto che il confronto politico e il dissenso sono legittimi, ma ha invitato a non lasciare che le divisioni prevalgano quando è in gioco la sicurezza dello Stato. Secondo Katz, le divergenze devono poter essere accantonate di fronte alla necessità di proteggere il Paese e le sue istituzioni. Nel suo intervento ha richiamato il destino condiviso della popolazione israeliana, sottolineando che lo Stato e l’esercito sono un patrimonio comune e che la responsabilità di difenderli riguarda tutti i cittadini.
