Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato il fermo di cittadini italiani in Cisgiordania venerdì 6 novembre. “Non hanno fatto nulla”, ha dichiarato il ministro.
L’episodio è avvenuto nei pressi di Kafr Nima, a circa 23 chilometri da Ramallah, dove un gruppo di volontari internazionali stava aiutando alcuni agricoltori palestinesi nella raccolta delle olive. Tra le persone fermate dalla polizia israeliana c’è Giorgia Lombardi, consigliera comunale della Spezia e componente del Consiglio nazionale di Europa Verde.
Italiani fermati in Cisgiordania, la ricostruzione di Bonelli.
A dare notizia del fermo di Lombardi è stato Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde. Le autorità israeliane hanno fermato 14 volontari internazionali, tra cui altri cittadini italiani. Bonelli ha riferito di aver avvisato il ministero degli Esteri dopo aver ricevuto un messaggio vocale in cui la consigliera raccontava quanto stava accadendo.
Prima dell’intervento dell’esercito e della polizia israeliani, alcuni coloni avrebbero picchiato i palestinesi e aggredito i volontari. Una volta sul posto, le forze israeliane avrebbero fermato i volontari e ritirato loro i passaporti. Il deputato ha chiesto al governo di intervenire per garantire la sicurezza e il rilascio delle persone fermate. Anche Roberto Centi, capogruppo di LeAli a Spezia–Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio comunale, ha chiesto la liberazione di Lombardi e degli altri volontari.
Cisgiordania, il precedente del 29 ottobre durante la raccolta delle olive
Un episodio analogo era avvenuto il 29 ottobre nei pressi di Al Lubban al-Gharbiyye, in un’altra zona della Cisgiordania occupata. In quel caso la Farnesina aveva confermato il fermo di cinque attivisti italiani che si trovavano accanto a contadini palestinesi impegnati nella raccolta delle olive e aveva chiesto il loro rilascio immediato. L’ambasciata italiana a Tel Aviv e il consolato generale a Gerusalemme erano intervenuti presso le autorità israeliane. Anche per il fermo del 6 novembre resta da chiarire quali motivazioni abbiano addotto le autorità israeliane.
