Un’indagine partita dalla denuncia della madre di una ragazza di 14 anni, che sarebbe stata adescata da un adulto attraverso una piattaforma di messaggistica istantanea e coinvolta in un gioco online con contenuti sessualmente espliciti. Da quella segnalazione gli investigatori hanno ricostruito una rete di utenti coinvolti nella produzione, nella diffusione e nel commercio di materiale pedopornografico.
L’operazione, denominata “Sweet Strip”, ha permesso di identificare 30 persone e di eseguire altrettante perquisizioni domiciliari e informatiche in diverse regioni italiane. L’attività è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, con il coinvolgimento della Polizia Postale e dei Centri operativi per la sicurezza cibernetica di diverse regioni.
Il gioco online utilizzato per adescare le minorenni
Al centro dell’indagine c’è il cosiddetto “Omegle Game”, un gioco online che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, veniva utilizzato per adescare ragazze minorenni attraverso una serie di sfide a contenuto sessualmente esplicito.
La denuncia della madre della quattordicenne ha consentito agli investigatori di avviare gli accertamenti sulla piattaforma di messaggistica. Il sistema prevedeva l’attribuzione di punteggi in base alle richieste rivolte alle partecipanti, con una progressione di comportamenti sempre più espliciti.
Gli utenti potevano interagire attraverso chat testuali e videochiamate con adulti sconosciuti. Per accedere al gioco era necessario ricevere un link di invito e, in alcuni casi, effettuare pagamenti elettronici o in criptovalute.
Il canale a pagamento e il commercio di materiale pedopornografico
Gli accertamenti della Polizia Postale si sono successivamente concentrati su un canale a pagamento denominato “Lumaca”, all’interno del quale sarebbero state individuate 30 persone dedite alla diffusione di materiale pedopornografico.
Le indagini hanno permesso di ricostruire i rapporti tra gli utenti e le modalità con cui venivano scambiati i contenuti illeciti. Secondo gli investigatori, il materiale prodotto attraverso le attività di adescamento veniva successivamente condiviso e commercializzato online, generando guadagni per gli organizzatori.
Il Centro operativo per la sicurezza cibernetica del Lazio ha identificato quattro persone ritenute responsabili della creazione e dell’organizzazione delle chat utilizzate per adescare i minori e favorire la produzione e la condivisione dei contenuti.
Sette arresti e 23 denunce: le perquisizioni in otto regioni
Il bilancio dell’operazione è di sette arresti e 23 persone denunciate in stato di libertà. Tra i soggetti individuati figurano anche due minorenni.
Le perquisizioni, disposte dalla Procura di Roma, sono state eseguite con il supporto dei Centri operativi per la sicurezza cibernetica di Lombardia, Veneto, Piemonte, Umbria, Campania, Sardegna, Puglia e Calabria.
Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati centinaia di gigabyte di video che documenterebbero abusi su minori, oltre a 60 supporti informatici. Nell’abitazione romana di uno degli arrestati sono stati inoltre trovati 895 grammi di marijuana.
L’indagine della Polizia Postale e la tutela dei minori online
L’inchiesta evidenzia i rischi legati all’utilizzo di piattaforme digitali e canali di messaggistica da parte dei minori, soprattutto quando le interazioni avvengono con adulti sconosciuti e attraverso sistemi di invito e pagamento difficili da monitorare.
La denuncia della madre della quattordicenne ha rappresentato il punto di partenza per un’indagine che si è estesa a diverse regioni italiane, facendo emergere un sistema di adescamento, produzione e diffusione di materiale illecito.
L’operazione “Sweet Strip” si inserisce nell’attività di contrasto della Polizia Postale ai reati di sfruttamento sessuale dei minori online. Gli accertamenti giudiziari proseguiranno per definire le singole responsabilità delle persone coinvolte.
