Nel giro di pochi giorni, il calciatore francese Kylian Mbappé e Sanrio, l’azienda giapponese proprietaria di Hello Kitty, sono finiti al centro di due polemiche in Cina. C’entrano una battuta su Mao Zedong, il fondatore della Repubblica Popolare Cinese, e una serie televisiva accusata di distorcere la storia. Entrambe queste vicende hanno avuto delle ripercussioni economiche, costringendo aziende e celebrità a riconsiderare i propri rapporti commerciali.
Mbappé, il meme su Mao Zedong
Tutto è iniziato con un video del programma francese The Bridge, circolato sui social lunedì 26 ottobre. Durante un’intervista al programma francese The Bridge, Kylian Mbappé ha raccontato quale fosse il fotomontaggio fatto dai tifosi che più lo faceva ridere; si tratta di un’immagine che sovrapponeva il suo volto a quello di Mao Zedong, fondatore della Repubblica Popolare Cinese. “Un tizio, credo sia un dittatore cinese”, ha commentato il calciatore, aggiungendo di utilizzare spesso il meme nelle conversazioni con i suoi amici.
La battuta nasce da un soprannome che accompagna Mbappé da anni: quello di “dittatore”, utilizzato ironicamente dai tifosi per descrivere la sua presunta influenza sulle decisioni delle squadre in cui gioca.
Tre aziende cinesi interrompono le collaborazioni con Mbappé
Ma la Cina, dove Mao Zedong continua a essere celebrato come il fondatore della Repubblica Popolare, non l’ha presa bene: il commento è stato interpretato come un’offesa alla memoria del leader. Le conseguenze sono arrivate rapidamente: tre aziende cinesi, Dongpeng, Mengniu e Milkground, hanno interrotto le collaborazioni pubblicitarie con il calciatore.
“Ci opponiamo fermamente a qualsiasi comportamento che offenda il sentimento nazionale e adottiamo una politica di tolleranza zero“, ha dichiarato Dongpeng, azienda produttrice di bevande energetiche.
Mbappé ha pubblicato un messaggio di scuse in tre lingue, riconoscendo che le sue parole erano state inopportune e avevano ferito molte persone. Lo stesso hanno fatto il Real Madrid e la Liga spagnola. Nel frattempo, la televisione statale cinese ha sospeso la trasmissione di alcune partite del campionato spagnolo e gli account del calciatore su alcune piattaforme social cinesi sono stati bloccati.
La serie tv giapponese e la collaborazione con Hello Kitty
A pochi giorni di distanza, anche Sanrio, l’azienda che possiede Hello Kitty, ha dovuto affrontare le critiche della stampa cinese. La vicenda riguarda Vivant, una serie televisiva giapponese di spionaggio prodotta dall’emittente TBS. Nella seconda stagione, alcuni agenti di un’organizzazione di intelligence cinese vengono rappresentati mentre catturano e torturano delle spie giapponesi, arrivando a tagliare loro le dita e a pugnalarle.
Scene che hanno provocato la reazione della televisione statale CCTV, secondo cui le torture rappresentate nella serie ricordano quelle inflitte dall’esercito giapponese alla popolazione cinese durante l’occupazione negli anni Trenta e Quaranta del Novecento. La serie è stata quindi accusata di distorcere la storia, attribuendo ai cinesi atrocità storicamente commesse dai militari giapponesi.
Hello Kitty vestita da agenti cinesi
Sanrio aveva avviato una collaborazione commerciale con Vivant, realizzando peluche dei propri personaggi vestiti come i protagonisti della serie. Il quotidiano statale Global Times ha pubblicato un editoriale dal titolo “Hello Kitty non dovrebbe ballare con la destra giapponese“, accusando la serie di alimentare l’ostilità contro la Cina.
Il 28 ottobre Sanrio ha annunciato l’interruzione della collaborazione e delle relative attività promozionali. L’azienda si è scusata, riconoscendo che alcuni contenuti non erano coerenti con la propria filosofia aziendale. TBS, invece, ha difeso Vivant, ribadendo che si tratta di un’opera di finzione e che non intende offendere alcun Paese.
