“Youssef Siher è il capro espiatorio, hanno fatto di lui uno che ha creato tutto questo ma questa piazza dimostra che non c’entra nulla e che in realtà c’entriamo tutti noi perché siamo in tantissimi oggi”. Parole dedicate alla presunta mente del movimento 17 ottobre, a urlarle uno degli speaker sul furgone poi l’applauso del corteo di Torino per lo sciopero generale. Una manifestazione dove sfila anche lo striscione a sostegno della mobilitazione lanciata nelle scorse ore dai portuali in 22 Paesi del mondo. ‘Dockworkers do not workshop for war’, la scritta sullo striscione che è stato steso sul parapetto di ponte Mosca durante una pausa del corteo. “Lo sciopero dei portuali – dicono i manifestanti – fa paura ai governanti perché quando le armi non si spostano, i beni si fermano, i lavoratori mostrano tutto il loro potere. Oggi dimostriamo che i lavoratori uniti, se lottano insieme, possono cambiare le sorti delle cose, possono dire che c’è una coscienza che dice no ai genocidi, all’oppressione, al riarmo e dice sì alla scuola, al lavoro, alla sanità, al futuro”.