Youssef Siher, il giornalista e attivista di 30 anni fermato per aver creato i canali social del “Movimento 17 Ottobre” dopo le proteste e gli scontri avvenuti a Milano, è libero. La giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo disposto sabato 24 ottobre, respingendo anche la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura di Milano. Siher era detenuto a San Vittore da sabato sera; secondo quanto riportato da Repubblica, la gip ha condiviso le valutazioni della difesa, che aveva contestato sia la presenza di gravi indizi di colpevolezza sia la sussistenza delle esigenze cautelari.
Le motivazioni dell’accusa non hanno retto
Secondo la Procura di Milano, Siher aveva utilizzato i canali Telegram e Instagram del Movimento 17 ottobre per organizzare nuove mobilitazioni e incitare i manifestanti alla violenza. Gli inquirenti hanno definito i suoi messaggi una “dichiarazione di guerra continua“, finalizzata a “incutere un profondo timore nella popolazione e a destabilizzare l’ordinario corso della vita civile”.
A Siher erano stati contestati i reati di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Quest’ultima fattispecie solleva però una questione giuridica: l’articolo 420-bis del Codice penale è stato introdotto dal decreto-legge del 22 ottobre 2026, successivamente agli scontri avvenuti a Milano il 17 e 18 ottobre.
L’articolo 25 della Costituzione stabilisce il principio di irretroattività della legge penale, secondo cui nessuno può essere punito per un fatto che, al momento in cui è stato commesso, non costituiva reato. Proprio su questo principio si è basata anche una delle contestazioni della difesa:
Siher, la difesa: “Non c’è alcun reato”
Durante l’udienza di convalida del 27 ottobre, i legali del ricercatore avevano infatti respinto le contestazioni della Procura, sostenendo che la gestione dei canali social non costituisse un’attività di istigazione alla violenza. “Lui non ha fatto niente. Non c’è stata alcuna condotta istigatoria alle violenze, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato“, avevano dichiarato gli avvocati al termine dell’interrogatorio.
La difesa aveva inoltre contestato il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato, due delle motivazioni indicate dai magistrati per chiedere la permanenza in carcere del trentenne.
Nell’inchiesta risulta indagata a piede libero anche Sagia Hammoud, 32 anni, moglie di Siher, che secondo gli investigatori avrebbe collaborato alla gestione dei profili social del movimento.
