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Gas serra, nuovo record mondiale nel 2025: CO2 ai massimi storici, l’allarme dell’OMM

La CO2 ha raggiunto 426,8 parti per milione, il 153% dei livelli preindustriali: le conseguenze dell'accumulo potrebbero durare per secoli

27 Ottobre 2026
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Gas serra, nuovo record mondiale nel 2025: CO2 ai massimi storici, l'allarme dell'OMM | @Open_gol

Gas serra, nuovo record mondiale nel 2025: CO2 ai massimi storici, l'allarme dell'OMM | @Open_gol

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

La concentrazione media globale di anidride carbonica ha raggiunto 426,8 parti per milione nel 2025, il 153% dei livelli preindustriali del 1750. L’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) ha riportato il dato nel suo ultimo Bollettino sui gas serra. Anche il metano e il protossido di azoto, tra i principali responsabili dell’effetto serra legato alle attività umane, hanno toccato massimi senza precedenti.

L’accumulo di gas serra alimenta il riscaldamento globale e aumenta i rischi climatici, con conseguenze che, secondo l’OMM, potrebbero protrarsi per decenni, se non per secoli.

L’aumento delle concentrazioni e del riscaldamento

L’effetto di riscaldamento prodotto dai gas a lunga permanenza nell’atmosfera è aumentato del 56% dal 1990 al 2025, secondo l’indice annuale dell’Amministrazione nazionale oceanica e atmosferica (NOAA). La CO2 rappresenta circa l’81% di questo incremento. Nelle prime rilevazioni pubblicate dall’OMM, nel 2004, la concentrazione media annua era di 377,5 parti per milione (ppm).

La velocità della crescita preoccupa gli scienziati: l’aumento medio della CO2 è passato da circa 0,8 ppm all’anno negli anni Sessanta a 2,4 ppm annue tra il 2011 e il 2020. L’incremento tra il 2024 e il 2025 è stato di 2,8 ppm, superiore alla media dell’ultimo decennio ma inferiore all’impennata dell’anno precedente.

El Niño, gli incendi e l’assorbimento del carbonio

Le oscillazioni annuali dipendono in parte da fenomeni naturali come El Niño, che modifica temperature, precipitazioni e capacità degli ecosistemi di assorbire carbonio. Il forte episodio del 2023-2024 aveva favorito siccità, vegetazione più secca e un aumento degli incendi boschivi, riducendo l’efficacia dei pozzi naturali di carbonio.

Il parziale recupero degli ecosistemi terrestri e la diminuzione delle emissioni degli incendi hanno rallentato la crescita delle concentrazioni nel 2025. Non si tratta però di un’inversione: i combustibili fossili continuano a immettere grandi quantità di CO2 nell’atmosfera.

Circa metà della CO2 emessa ogni anno resta nell’aria; vegetazione, suoli e oceani assorbono il resto. La capacità futura di questi sistemi rimane una delle principali incognite. Per il 2026 l’OMM segnala il rischio di ulteriori aumenti, legati alla combustione dei combustibili fossili e alla possibile influenza di un nuovo intenso El Niño sull’assorbimento degli ecosistemi. Gli oceani potrebbero inoltre assorbire una quota minore delle emissioni umane.

Gli effetti duraturi e il confronto alla COP31

Il problema riguarda soprattutto l’accumulo: l’anidride carbonica può influenzare il clima per periodi molto lunghi. Una riduzione delle emissioni non comporterebbe un’immediata diminuzione delle concentrazioni. Finché le emissioni nette di CO2 resteranno positive, queste continueranno ad aumentare: un rallentamento annuale non basta a fermare il riscaldamento.

Secondo l’OMM, gli ultimi undici anni sono stati i più caldi mai registrati. L’aumento dei gas mantiene elevato il rischio di eventi meteorologici estremi: tra le possibili conseguenze figurano ondate di calore più intense, siccità, precipitazioni estreme e danni agli ecosistemi, con ripercussioni su agricoltura, infrastrutture ed economie, anche oltre le generazioni attuali.

Il Bollettino arriva a poche settimane dalla COP31, la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima in programma ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre 2026. Fornirà ai negoziatori dati scientifici aggiornati per valutare l’efficacia degli impegni internazionali sulla riduzione delle emissioni.

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