La rimozione della procuratrice federale di Manhattan Maurene Comey, figlia dell’ex direttore dell’FBI James Comey, è stata dichiarata illegale dal giudice federale Jesse Furman lunedì 26 ottobre. Il provvedimento dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump non era autorizzato da alcuna disposizione legislativa e violava le norme sul pubblico impiego.
Il giudice ha disposto il reintegro retroattivo e il riconoscimento delle retribuzioni arretrate dal luglio 2025 fino al 20 dicembre dello stesso anno, quando la procuratrice aveva accettato un nuovo incarico professionale.
Le norme violate e i limiti ai poteri presidenziali
Il licenziamento di Maurene Comey contrasta, secondo Furman, con il Civil Service Reform Act. Approvata nel 1978 per riorganizzare il pubblico impiego federale, la legge disciplina la gestione del personale, le procedure disciplinari e le rimozioni, prevedendo garanzie contro determinate forme di trattamento arbitrario.
L’amministrazione sosteneva che il presidente e il procuratore generale disponessero di ampi poteri di rimozione dei procuratori federali. Il tribunale ha respinto questa interpretazione, richiamando i limiti della legislazione e i precedenti della Corte Suprema. La distinzione tra incarichi politici e posizioni professionali riguarda anche i procuratori di carriera: lavorano nel Dipartimento di Giustizia, ma la loro rimozione deve rispettare le norme applicabili.
Il ricorso e la contestazione politica
Comey aveva lavorato per quasi dieci anni nella procura federale del distretto meridionale di New York, tra gli uffici giudiziari più importanti degli Stati Uniti, partecipando ai procedimenti di rilievo mediatico su Jeffrey Epstein, Ghislaine Maxwell e il produttore musicale Sean “Diddy” Combs.
Il Dipartimento di Giustizia l’aveva licenziata nel luglio 2025 senza indicare una motivazione specifica legata alla condotta professionale. Nel ricorso presentato a settembre, Comey sosteneva di essere stata allontanata per il legame familiare con James Comey o per le opinioni politiche che le sarebbero state attribuite. La presunta motivazione ritorsiva resta una sua contestazione, distinta dall’illegalità accertata dal giudice.
Trump aveva licenziato James Comey nel 2017, durante il primo mandato, mentre l’FBI indagava sulle interferenze russe nelle elezioni americane del 2016. L’ex direttore è poi diventato uno dei critici più conosciuti del presidente.
La pronuncia non conclude definitivamente la controversia: gli eventuali successivi gradi di giudizio potranno confermarla o meno. Il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato di non condividere la decisione e ha annunciato l’intenzione di presentare appello.
