Il rischio tsunami nel bacino del Mediterraneo e lungo le coste italiane è una realtà concreta con cui le comunità costiere devono imparare a convivere. Una forte scossa di terremoto, seguita da numerose repliche, ha interessato il Tirreno meridionale venerdì 23 ottobre 2026, provocando preoccupazione in diverse località della Sicilia e della Calabria. L’evento principale, registrato alle 12:19 con epicentro in mare, a nord-ovest delle isole Eolie, ha raggiunto una magnitudo momento Mw 5.5, mentre la magnitudo locale ML è stata indicata in 5.0.
In seguito a questi eventi sismici che hanno impegnato le sale operative dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) abbiamo chiesto alla Direttrice Lucia Margheriti di fare il punto sui sistemi di monitoraggio, sui protocolli d’allarme e sulle norme di comportamento.
Cosa comporta il rischio tsunami lungo le coste italiane e in particolare in Sicilia?
Il rischio tsunami è importante per il Mediterraneo, dove in passato si sono verificati diversi eventi. Questo comporta un’attenzione e procedure di protezione civile per i comuni costieri diverse rispetto al semplice rischio sismico. Se dopo un terremoto l’idea di radunarsi in spiaggia può essere valida per il rischio sismico, non lo è più per il rischio tsunami, dove occorre allontanarsi dalle coste. Come INGV facciamo parte del SIAM e gestiamo il Centro Allerta Tsunami (CAT). Inviamo le allerte ai comuni e alle province interessate. Dall’anno prossimo i messaggi di allerta arriveranno direttamente sui cellulari tramite IT-alert. Il messaggio conterrà il livello d’allerta e indicazioni pratiche, come allontanarsi dalla costa.
Se si percepisce un evento sismico forte e prolungato vicino al mare, la regola internazionale è “long and strong, get gone”: allontanarsi subito. Nel Mediterraneo gli eventi più probabili sono legati alla sismicità di Grecia e Turchia. Poiché lo tsunami viaggia alla velocità di un aereo di linea (alcune centinaia di km/h) mentre le onde sismiche viaggiano a diversi km al secondo, abbiamo il tempo di localizzare il sisma e diramare l’allerta. Come Centro Allerta Tsunami abbiamo fino a 14 minuti di tempo per inviare il messaggio.
Oggi l’allerta è stata data 10 minuti dopo l’accadimento (alle 10:29 UTC) sulla base di posizione e magnitudo del sisma. Successivamente controlliamo i dati dei mareografi (in Italia la rete è gestita da ISPRA). Se non si riscontra l’onda, l’allerta viene revocata, come avvenuto oggi alle 11:22 UTC.
Quali sono i fattori che scatenano un maremoto nel Mediterraneo e quali le differenze rispetto al Pacifico o all’Oceano Indiano?
Il maremoto si genera quando la faglia deforma il fondo marino e sposta la colonna d’acqua sovrastante. Consideriamo potenzialmente tsunami-genici i terremoti con magnitudo da 5.5 in su. Nel Mediterraneo abbiamo avuto eventi storici importanti, come lo Stretto di Messina nel 1908 (magnitudo 7.1) o il sisma in Turchia nel 2023. Tuttavia, non abbiamo zone di subduzione idonee a generare terremoti di magnitudo 9 come nel Pacifico. Va ricordato che l’altezza dell’onda dipende anche dalla conformazione del fondale. Inoltre, un’onda di tsunami di soli 30-40 centimetri non va sottovalutata: è una massa d’acqua inondante imponente che può trascinare via macchine e oggetti pesanti.
Come si riconosce uno tsunami e come bisogna comportarsi?
Il primo segnale può essere la scossa stessa. Un altro segnale precursore può essere un insolito ritiro del mare con pesci e conchiglie visibili sul fondale (come accadde in Indonesia nel 2004, dove una bambina che lo aveva studiato a scuola salvò molte persone). In caso di emergenza, se ci sono colline vicine ci si sposta in alto; in zone pianeggianti si ricorre all’evacuazione verticale salendo ai piani alti di edifici robusti. In Italia abbiamo due comuni certificati “Tsunami Ready” dall’UNESCO: Minturno (Lazio) e Palmi (Calabria), dotati di segnaletica, punti di raccolta e percorsi informativi. A Stromboli esistono invece sirene per gli tsunami generati da frane vulcaniche.
Che numeri abbiamo sulla frequenza dei fenomeni sismici sul nostro territorio?
La nostra sala operativa di Roma effettua il monitoraggio 24/7. Mediamente localizziamo circa 40 terremoti al giorno in Italia, di cui in media uno risentito dalla popolazione (magnitudo pari o superiore a 2.5). In giornate come oggi con eventi importanti se ne avvertono chiaramente molti di più. Monitoriamo anche la sismicità mediterranea e globale sopra magnitudo 6. Questo ci serve sia per informare la Protezione Civile, sia come allenamento continuo per la gestione delle procedure di allerta tsunami. Inoltre, siamo tra i primi ad adottare il sistema Probabilistic Tsunami Forecast (PTF), basato su modelli fisici di propagazione delle onde, un’innovazione che stiamo promuovendo anche a livello internazionale.
