“Penso che sia una reazione potenzialmente esagerata, ma una reazione alla società del consumo in cui viviamo. Sono state colpite soltanto cose, non è stato fatto del male alle persone, in una rivolta dei consumatori che sono esclusi dalla possibilità di consumo. Se noi valutiamo le persone da quello che hanno, da quello che possono sfoggiare, è chiaro che una prima forma di rivalsa sociale è cercare di sfoggiare quelle stesse cose. Non vedo un’anticamera della rivoluzione in queste azioni, ma l’emersione di un problema sociale molto forte”. Così Carlotta Cossutta, ricercatrice della Statale, attivista femminista e candidata alle primarie del centrosinistra a Milano, a margine di un’assemblea studentesca ora in corso nei giardini Indro Montanelli, parlando del fine settimana di scontri, saccheggi e devastazioni. La docente ha poi espresso “solidarietà alle persone ferite, sia ai poliziotti feriti da un lancio sia ai commercianti, ma mi sento meno di portare solidarietà alle multinazionali”, ha spiegato, “perché le vetrine rotte sono già ripagate dalle loro assicurazioni”. Quanto all’invio di 500 parà della Folgore per prevenire nuove tensioni e violenze, “500 militari a Milano non servono”, ha commentato la ricercatrice, “perché non hanno le competenze giuridiche per poter intervenire e perché non sono formati per intervenire in questo contesto: ricevono una formazione per gli scenari di guerra, invece qui ci vuole tutta un’altra preparazione. Credo che rischino anche di essere controproducenti. Chiederei al governo i fondi non per mandare i militari, ma per potenziare i servizi di educativa e di educativa di strada”, ha concluso.