La Corte penale internazionale e i suoi funzionari hanno ricevuto dal Parlamento europeo il Premio Sakharov per la libertà di pensiero 2026, poche settimane dopo il Nobel per la pace conferito alla giudice sudafricana Navi Pillay. La presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola ha annunciato l’assegnazione.
La scelta di attribuire collettivamente il Premio Sakharov alla CPI e al suo personale riconosce il ruolo della Corte nell’accertare le responsabilità individuali per i crimini più gravi: genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimini di aggressione.
La decisione è stata assunta dalla Conferenza dei presidenti. La Corte era tra i tre finalisti, insieme all’oppositore tanzaniano Tundu Lissu e alle sorelle iraniane Taraneh e Romina Rahimi.
Il riconoscimento arriva in un periodo in cui la CPI opera sotto pressioni politiche e sanzioni da parte dell’amministrazione statunitense.
Il Nobel a Pillay e il percorso nella giustizia internazionale
Il legame con il Nobel riguarda anche la storia della Corte: Navanethem “Navi” Pillay ne è stata giudice dal 2003 al 2008. La giurista sudafricana, di origini tamil, aveva in precedenza fatto parte del Tribunale penale internazionale per il Ruanda.
Il Comitato norvegese le ha attribuito il premio per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale. Il riconoscimento riguarda il contributo dato in casi storici, mostrando come gli strumenti legali possano aiutare a prevenire le guerre e le violenze.
Pillay siede oggi alla Corte internazionale di Giustizia nel caso contro il Myanmar per genocidio.
