La Procura di Milano ha chiesto nei giorni scorsi l’archiviazione dell’inchiesta sulla chat «Ticinese Staff», dopo che gli accertamenti hanno escluso l’accesso abusivo ai sistemi informatici. Alcuni dipendenti di Atm si sarebbero scambiati nel gruppo delle foto di passeggere, accompagnate da commenti sessisti. A determinare la richiesta dei pubblici ministeri è stata la verifica della provenienza delle immagini, uno degli aspetti approfonditi durante l’indagine.
Il fascicolo, coordinato dai pubblici ministeri Carlo Enea Parodi e Grazia Colacicco, era stato aperto dopo una denuncia dell’azienda di trasporti milanesi. Un dipendente era stato iscritto nel registro degli indagati per accesso abusivo al sistema informatico. I magistrati hanno ora chiesto di archiviare perché non hanno individuato profili di contestazioni penali da portare in un eventuale processo.
La segnalazione della passeggera sulla chat dipendenti Atm del tram 15
Il caso era nato dalla segnalazione di una passeggera del tram 15. La donna aveva fotografato lo schermo del cellulare di un lavoratore mentre questi guardava la chat. Quel dipendente era poi finito sotto indagine. La diffusione sui social aveva trasformato la vicenda in un caso mediatico e Atm era intervenuta subito, avviando anche una propria indagine interna, oltre a presentare la denuncia dalla quale erano partiti gli accertamenti della Procura.
Le indagini della Polizia locale avevano comportato delle perquisizioni, con il sequestro di telefoni e dispositivi di altri quattro colleghi dell’indagato. Gli accertamenti non si erano dunque limitati al cellulare fotografato dalla passeggera: nell’ambito dell’inchiesta erano state esaminate anche le copie forensi dei telefoni e degli altri dispositivi sequestrati ai dipendenti Atm sottoposti a perquisizione.
Le verifiche avevano riguardato anche le immagini condivise. Già dai primi accertamenti non erano emerse attività di intrusione informatica nei sistemi di sicurezza. L’origine delle fotografie è rimasta il punto decisivo per valutare l’ipotesi di reato iscritta nel fascicolo e ha portato i magistrati a escludere l’accesso abusivo al sistema informatico contestato al dipendente.
Le immagini nella chat e gli accertamenti sui partecipanti
Il gruppo della chat sessista contava meno di una decina di persone. Tra i partecipanti figurava anche un ex dipendente ormai in pensione. La conversazione non riguardava soltanto le passeggere: al suo interno venivano scambiati messaggi anche su altri argomenti. Le immagini delle donne venivano invece inoltrate e commentate nel gruppo; erano fotografie «rubate» ai video di sicurezza interni dei mezzi.
La Procura, diretta da Marcello Viola, si era attivata subito dopo la denuncia di Atm anche per verificare il rischio potenziale di un sistema più esteso di intrusioni informatiche e di diffusione delle immagini. Gli approfondimenti non hanno però trovato riscontri a questa possibilità. Le analisi dei dispositivi hanno invece consentito di ricostruire le dimensioni limitate del gruppo e di esaminare le fotografie che vi circolavano.
La prospettiva di una richiesta di archiviazione era già emersa nelle scorse settimane. L’istanza è stata poi inoltrata dai pubblici ministeri nei giorni scorsi, al termine degli accertamenti sulla provenienza delle immagini e sull’ipotesi di accesso abusivo. La richiesta della Procura non è ancora una decisione di chiusura del fascicolo: a pronunciarsi sull’archiviazione dovrà essere un giudice per le indagini preliminari.
