L’ospedale Niguarda è stato condannato dal Tribunale del lavoro di Milano per le condizioni lavorative di nove infermieri del reparto di Cardiologia 1-2, con una sentenza depositata il 30 settembre 2026.
I nove lavoratori avevano presentato un ricorso contro l’azienda ospedaliera, denunciando una grave carenza di organico e un sovvracarico lavorativo protrattosi per anni. In particolare, i nove inferimeri dovevano assistere i pazienti di 36 posti letto, dodici dei quali ad alta intensità assistenziale. In aggiunta, hanno riportato che nei turni pomeridiani e notturni erano presenti mediamente quattro infermieri; mentre durante la notte non c’era alcun operatore socio-sanitario.
I turni in Cardiologia e l’assenza degli operatori socio-sanitari
Il giudice del lavoro Luigi Pazienza, con la sentenza 4493 del 2026, ha riconosciuto le condizioni particolarmente gravose alle quali erano sottoposti. La presenza media nel reparto era di cinque infermieri al mattino, uno in più rispetto al pomeriggio e alla notte e – si legge nella sentenza – l’assenza degli operatori socio-sanitari nelle ore notturne comportava per gli infermieri anche l’obbligo di occuparsi dell’igiene dei pazienti e di altre attività assistenziali. Non si trattava di un impegno occasionale: quelle mansioni venivano svolte, ha scritto il giudice, “in modo costante e sistematico“.
Al carico assistenziale si aggiungevano le modifiche improvvise dei turni, talvolta comunicate attraverso WhatsApp, e la soppressione dei giorni di riposo. Le timbrature del 2024 hanno documentato anche cinque turni notturni consecutivi.
Nei periodi di maggiore difficoltà, la formazione dei neoassunti sarebbe durata appena due giorni.
La direzione ospedaliera era a conoscenza delle criticità, secondo quanto accertato in giudizio. Le segnalazioni dei dipendenti, però, non sarebbero state seguite da misure sufficienti a risolvere i problemi denunciati.
La condanna all’Ospedale Niguarda: 206mila euro di risarcimento
“La carenza organizzativa non può essere stabilmente trasferita sui lavoratori“, si legge nella sentenza. Il giudice ha richiamato anche le possibili conseguenze per la salute dei pazienti: la stanchezza e il sovraccarico lavorativo possono compromettere l’attenzione necessaria a garantire un’assistenza sanitaria sicura.
La condanna impone all’ospedale di adeguare l’organizzazione dei turni e di risarcire i nove infermieri. Per ciascuno di loro, il giudice ha stabilito un risarcimento di 500 euro mensili per il primo anno e di 800 euro mensili per quelli successivi, relativamente al periodo compreso tra gennaio 2021 e marzo 2025.
Complessivamente, la cifra supera i 206mila euro, ai quali si aggiungono 22mila euro di spese legali, oltre agli accessori. La sentenza ribadisce inoltre che la carenza di personale non può essere compensata attraverso la soppressione sistematica dei riposi e il conseguente sovraccarico di lavoro degli infermieri.
