La Corte d’Assise di Milano ha condannato questa mattina all’ergastolo Pablo Gonzalez Rivas, 50 anni, per l’uccisione della compagna Jhoanna Nataly Quintanilla Valle, la donna di 40 anni che lavorava come bambinaia. Il collegio, presieduto da Antonella Bertoja, ha accolto la richiesta della pm Alessia Menegazzo, titolare dell’indagine dei carabinieri.
L’ergastolo a Pablo Gonzalez Rivas per l’omicidio di Jhoanna Quintanilla
L’uomo è stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dalla relazione affettiva e di occultamento di cadavere. Era già in carcere dal febbraio dell’anno scorso.
La pm Menegazzo, assieme a Letizia Mannella, responsabile del gruppo di magistrati che si occupa anche dei femminicidi, ha disposto una provvisionale di 50 mila euro per ciascuno dei parenti costituiti parte civile, in attesa del giudizio in sede civile. Le motivazioni dei giudici saranno depositate entro 60 giorni.
Il corpo nascosto in una valigia e gettato nell’Adda
Jhoanna è stata uccisa nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 2025 nel monolocale di piazza dei Daini, in zona Bicocca, dove viveva con il compagno. Pablo Gonzalez Rivas ha denunciato la scomparsa della donna soltanto sette giorni dopo la morte: prima aveva nascosto il corpo in una valigia e lo aveva gettato nel fiume Adda.
Il cadavere è stato ritrovato oltre un mese dopo, il 2 marzo, all’altezza del comune di Zelo Buon Persico, in provincia di Lodi.
Anche durante il processo, Rivas ha sempre negato di averla uccisa volontariamente, sostenendo che Nataly fosse morta durante un gioco erotico. Le pm Menegazzo e Mannella non hanno mai creduto a questa versione. Dall’autopsia è emerso che la vittima sarebbe stata prima picchiata e poi soffocata.
Le indagini hanno inoltre accertato che l’uomo aveva una relazione parallela, scoperta dalla compagna, e aveva acquistato un biglietto per far arrivare l’amante da El Salvador.
Gli applausi in aula e i cartelli contro i femminicidi
La lettura della sentenza è stata accompagnata da applausi e lacrime. Le amiche della vittima presenti in aula hanno mostrato alcuni cartelli con il volto sorridente di Jhoanna e la scritta «Stop femminicidio».
«È la condanna giusta, non solo per lei ma per tutte le donne che non meritano di essere uccise», ha commentato un’amica di Jhoanna. «Mi dispiace che lui non sia qui, in quest’aula, a sentire la sua condanna. Lui pensava che non avesse amiche, invece, noi siamo qui, siamo una comunità e siamo qui per dire che le donne non si toccano neanche con un dito».
