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Flydubai, tutte le cose che non tornano della colluttazione in volo

Tra queste un idraulico che si improvvisa pilota, un dentista che soccorre un uomo ferito da un’ascia e un copilota che non avrebbe dovuto trovarsi su quella tratta

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Flydubai, tutte le cose che non tornano nella colluttazione in volo

Yaniv Hayoun | X@MarioNawfal

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

La ricostruzione di quanto accaduto il 30 settembre sul volo Flydubai FZ1073, partito da Dubai e diretto a Tel Aviv, sembra la sceneggiatura di un film. “Hollywood non sarebbe abbastanza creativa da inventare una storia del genere”, ha commentato l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee. Eppure buona parte degli elementi più incredibili della vicenda trova conferma nelle testimonianze dei passeggeri e nelle ricostruzioni delle principali agenzie internazionali.

Non tutto, però, è stato ancora chiarito. Le indagini sono in corso e, con il passare dei giorni, stanno emergendo soprattutto interrogativi sulla sicurezza del volo, sulla presenza del copilota omanita su una tratta verso Israele e sui controlli effettuati prima della sua assunzione.

Cosa è successo sul volo Flydubai FZ1073

Il Boeing 737 Max stava volando a circa 34mila piedi quando, secondo la ricostruzione delle autorità, il copilota omanita Hamam al-Hammami avrebbe aggredito il comandante indiano Smit Machchhar con un’ascia di emergenza presente nella cabina di pilotaggio. Il comandante ha raccontato successivamente che il collega gli aveva chiesto di poter pregare e che, poco dopo, lo avrebbe colpito alle spalle.

È in quei momenti che l’aereo ha iniziato una discesa violentissima. Le stime pubblicate non sono perfettamente coincidenti: i dati di tracciamento mostrano comunque una perdita nell’ordine delle decine di migliaia di piedi in circa un minuto e mezzo. AeroInside ha ricostruito una discesa da 34mila a circa 19mila piedi in 90 secondi; altre ricostruzioni, basate sempre sui dati di Flightradar24, indicano una perdita ancora più rapida in una parte della picchiata.

Ferito e ricoperto di sangue, Machchhar sarebbe riuscito a sbloccare la porta della cabina. È a quel punto che alcuni passeggeri e membri dell’equipaggio sono intervenuti contro il copilota. L’uomo è stato immobilizzato e il volo è stato infine dirottato verso Tabuk, in Arabia Saudita.

Flydubai, l’idraulico che ha preso i comandi senza aver mai pilotato un aereo

Uno degli aspetti più incredibili della vicenda riguarda Yaniv Hayoun, idraulico israeliano che viaggiava insieme alla propria famiglia. Hayoun ha raccontato di essere entrato nella cabina durante l’emergenza e di aver contribuito a immobilizzare il copilota; a quel punto avrebbe afferrato i comandi e cercato di risollevare l’aereo, pur non avendo alcuna esperienza come pilota.

Alla domanda su come sapesse cosa fare, Hayoun avrebbe spiegato di essersi affidato a quello che ricordava dei programmi televisivi dedicati agli incidenti aerei. La sua presenza ai comandi sarebbe comunque durata soltanto il tempo necessario a stabilizzare la situazione: due piloti Flydubai fuori servizio, che viaggiavano a bordo, hanno successivamente assunto il controllo del velivolo e lo hanno portato a Tabuk.

Persino Donald Trump, raccontando pubblicamente la storia ricevuta da Netanyahu, ha inserito una cautela significativa: “Non so se sia vera, ma questa è la storia che mi ha raccontato Bibi”.

A rendere ancora più singolare la situazione è stata la presenza a bordo del dentista Shota Musayev, che ha prestato le prime cure al comandante ferito mentre l’emergenza era ancora in corso.

Perché il copilota omanita poteva volare verso Israele?

È probabilmente questo il principale interrogativo di sicurezza emerso dall’incidente. Oman e Israele non hanno relazioni diplomatiche e, secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, l’accordo che regolava i voli Flydubai verso Israele prevedeva che i piloti impiegati sulla tratta provenissero da Paesi che avevano normalizzato i rapporti con lo Stato israeliano e l’Oman non rientra tra questi.

Secondo le informazioni emerse successivamente, al-Hammami sarebbe già stato allontanato dalle operazioni di volo in Oman per timori legati alle sue posizioni estremiste. Il Wall Street Journal riferisce inoltre che avrebbe seguito un programma di deradicalizzazione. Nonostante questo, era riuscito a entrare in Flydubai e a essere assegnato proprio alla rotta per Tel Aviv.

L’Associated Press ha riportato come, prima del decollo, gli Emirati avevano trasmesso a Israele la lista completa dei passeggeri e dell’equipaggio, comprese le nazionalità dei piloti. Il nome e la cittadinanza omanita del copilota erano quindi disponibili prima che il FZ1073 partisse da Dubai.

Il copilota avrebbe pianificato l’attacco prima dell’assunzione

Nelle prime ore successive all’incidente non era nemmeno chiaro se si trattasse di un tentativo di suicidio, di un dirottamento o di un attentato terroristico. Le informazioni emerse negli ultimi giorni stanno però spostando l’indagine verso l’ultima ipotesi.

Secondo quanto riferito a Reuters da due funzionari israeliani il 5 ottobre, al-Hammami avrebbe progettato un attentato già prima di essere assunto da Flydubai. Avrebbe cercato deliberatamente un impiego presso compagnie che volavano verso Tel Aviv e, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe già rinunciato in precedenza a mettere in atto il piano perché aveva riconosciuto una persona a bordo dell’aereo.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno nel frattempo definito quanto accaduto un tentato “atto terroristico”. Le autorità stanno però ancora cercando di stabilire se il copilota abbia agito completamente da solo e se esistano eventuali collegamenti con organizzazioni estremiste.

Il messaggio di Netanyahu il giorno prima dell’incidente

Il 29 settembre, appena un giorno prima del volo, Benjamin Netanyahu aveva registrato un videomessaggio dalla base dell’aeronautica israeliana di Tel Nof. “Abbiamo indicazioni che, in vista delle elezioni, i nostri nemici cercheranno di attaccarci”, aveva dichiarato. “Non scherzate con noi. Il nostro lungo braccio vi raggiungerà ovunque e in qualsiasi momento”. La dichiarazione è pubblicata integralmente anche sul sito ufficiale del governo israeliano e il giorno successivo è avvenuto l’incidente del Flydubai.

Israel Hayom comunque aveva riportato già il 29 settembre che negli apparati di sicurezza israeliani non risultava un’allerta concreta relativa a un attacco imminente.

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