“Quello che hanno fatto ha impedito un disastro come quello dell’11 settembre”. Benjamin Netanyahu ha evocato gli attentati del 2001 commentando quanto accaduto sul volo Flydubai FZ1073, costretto mercoledì 30 settembre a un atterraggio di emergenza a Tabuk, in Arabia Saudita, dopo una violenta aggressione nella cabina di pilotaggio.
Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità israeliane, il copilota avrebbe aggredito e ferito gravemente il comandante indiano Smit Machchhar prima di tentare di compromettere il controllo dell’aereo. A bordo c’erano 174 persone, in gran parte israeliane. Il velivolo ha perso migliaia di metri di quota in circa un minuto prima che passeggeri e membri dell’equipaggio riuscissero a intervenire.
Il volo Flydubai precipita di quota, poi l’intervento in cabina
Il Boeing 737 Max 8 era partito da Dubai ed era diretto all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Secondo i dati ricostruiti da Associated Press, l’aereo è sceso da circa 33mila a 17mila piedi nell’arco di un minuto.
Il comandante Machchhar, nonostante le ferite, sarebbe riuscito ad aprire la porta della cabina. Questo ha consentito a passeggeri e personale di bordo di entrare e immobilizzare il copilota. Altri membri dell’equipaggio Flydubai presenti sul volo hanno quindi preso il controllo dell’aereo e lo hanno portato a Tabuk.
Israele aveva nel frattempo fatto decollare alcuni caccia, temendo un possibile dirottamento. Il copilota, identificato da fonti israeliane come cittadino dell’Oman, è stato fermato in Arabia Saudita.
Katz parla di “attacco jihadista”, ma il movente non è ancora accertato
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha definito l’episodio un “tentativo di attacco terroristico jihadista”, sostenendo che l’obiettivo fosse far precipitare il velivolo.
Si tratta, tuttavia, di una valutazione politica che al momento non coincide con una conclusione ufficiale delle indagini. Flydubai ha precisato che “le ragioni e le motivazioni” dell’accaduto restano sconosciute e ha invitato a evitare conclusioni premature. Anche la General Civil Aviation Authority degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato un’indagine per ricostruire cause e circostanze dell’incidente.
Secondo una fonte regionale citata da Associated Press, gli investigatori stanno prendendo in considerazione diversi scenari, dal terrorismo a eventuali disturbi psichici, senza escludere al momento alcuna ipotesi. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman, Israele e Stati Uniti risultano coinvolti a diverso titolo negli accertamenti.
Netanyahu: “Impedito un disastro come l’11 settembre”
Intervistato dalla CNN, Netanyahu ha elogiato il comandante indiano, i passeggeri intervenuti e i piloti che hanno successivamente stabilizzato il velivolo, sostenendo che abbiano “impedito un disastro come quello dell’11 settembre”.
Il premier israeliano ha però riconosciuto che le motivazioni precise del copilota devono ancora essere accertate. Alla Fox, parlando dell’eventuale coinvolgimento dell’Iran, ha risposto: “È troppo presto per dirlo”. Netanyahu ha inoltre affermato di non conoscere “l’esatto background” dell’uomo, aggiungendo però che, a suo giudizio, “ovviamente odiava gli israeliani”.
Il copilota resta sotto custodia in Arabia Saudita. Netanyahu ha ipotizzato un suo successivo trasferimento negli Emirati Arabi Uniti, ma al momento non risulta confermata alcuna estradizione. Investigatori israeliani dovrebbero partecipare agli accertamenti sul caso.
Trump: “Forse un terrorista o forse un pazzo”
Anche Donald Trump ha commentato l’accaduto dopo aver parlato telefonicamente con Netanyahu. Il presidente statunitense ha detto che il copilota “forse era un terrorista o forse un pazzo”, precisando però che la ricostruzione gli era stata riferita dal premier israeliano e da altre persone.
Trump ha definito la vicenda “una storia incredibile”.
Intanto Flydubai ha sospeso temporaneamente tutti i voli da e per Israele mentre prosegue l’inchiesta. Il comandante Smit Machchhar, sottoposto alle cure in Arabia Saudita dopo essere rimasto gravemente ferito, risulta in condizioni stabili secondo l’ambasciata indiana.
