Fatima Zahra El Mansouri è stata nominata prima ministra del Marocco dopo che il suo partito centrista Autenticità e Modernità (Pam) ha conquistato il maggior numero di seggi nelle elezioni parlamentari della scorsa settimana. È la prima donna a ricoprire l’incarico nel paese e, secondo la BBC, la seconda a guidare un governo nel mondo arabo, dopo Najla Bouden in Tunisia.
Il re Mohammed VI ha scelto la sindaca di Marrakesh, di 50 anni, preferendola a Fouzi Lekjaa, dirigente del calcio nazionale e figura di spicco dello stesso partito. Il Marocco è una monarchia costituzionale, ma la maggior parte del potere rimane nelle mani del sovrano.
Il Pam cerca alleati per la maggioranza parlamentare in Marocco con Fatima El Mansouri
Il partito vincitore dispone di 97 seggi: per ottenere la maggioranza assoluta nel parlamento di 395 membri ne servono 198. La formazione di una coalizione è quindi necessaria, ma non è chiaro quali forze possano parteciparvi. I rapporti con il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI) si sono deteriorati. Quest’ultimo guidava il governo uscente, nel quale il Pam era il partner minore.
Il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD), islamista, è risalito a 54 seggi rispetto ai 13 delle precedenti elezioni. Il risultato è stato favorito dal ritorno alla guida del partito dell’ex primo ministro Abdelilah Benkirane. Dopo il voto, Benkirane ha escluso un’alleanza con il Pam e ha dichiarato che il suo partito resterà all’opposizione.
La Costituzione prevede che il sovrano nomini il capo del governo scegliendolo nel partito arrivato primo alle elezioni per la Camera dei rappresentanti. In passato la designazione era in larga misura una formalità: quasi tutti i partiti erano guidati da un unico segretario generale, che risultava quindi il candidato evidente.
Dalla formazione giuridica agli incarichi di governo
La struttura del Pam è diversa: dal febbraio 2024 il partito ha una direzione collettiva, della quale El Mansouri è diventata coordinatrice. Dopo la pubblicazione dei risultati elettorali, la futura prima ministra aveva riconosciuto che spettava al re decidere fra lei e Lekjaa.
Tra le figure femminili più note della politica marocchina, El Mansouri è un’avvocata di formazione. Ha studiato all’Università Mohammed V nella capitale Rabat, prima di proseguire gli studi in Francia e negli Stati Uniti, specializzandosi in diritto commerciale e societario.
Il suo ingresso in politica risale al periodo successivo alla fondazione del Pam, avvenuta nel 2008. Nel 2009 è diventata la prima sindaca di Marrakesh ed è tornata a ricoprire l’incarico dopo le elezioni del 2021.
Negli ultimi cinque anni ha inoltre ricoperto l’incarico di ministra della Pianificazione territoriale nazionale, dell’Urbanistica, dell’Abitazione e delle Politiche urbane nel governo di coalizione guidato dall’ex primo ministro Aziz Akhannouch.
Le cerimonie religiose e il dibattito sui diritti delle donne
Durante la conferenza stampa per la vittoria elettorale, prima della nomina, a El Mansouri era stato chiesto se lo Stato dovesse introdurre cambiamenti per consentirle di partecipare alle cerimonie religiose musulmane alle quali assiste il re. La domanda riguardava anche le preghiere del venerdì e dell’Eid, durante le quali uomini e donne pregano in settori separati.
El Mansouri non aveva risposto direttamente, definendo invece il sovrano «il più grande sostenitore delle donne» nel paese. «Sua Maestà è depositario della saggezza… Se mi verrà affidata la responsabilità di capo del governo, sarà un grande onore», aveva dichiarato.
Nel corso della sua carriera ha parlato raramente in pubblico dei diritti delle donne o delle disuguaglianze di genere, nonostante il dibattito in Marocco sul possibile divieto della poligamia e sulla parità dei diritti ereditari tra uomini e donne.
Alla rivista del Pam, nel 2021, aveva respinto la definizione di «donna di ferro»: «Non sono una donna né d’acciaio né di ferro… Sono un’attivista libera».
