L’Unione europea si prepara all’inverno senza segnalazioni di carenze nelle forniture, ma con prospettive di prezzi elevati per famiglie e imprese. È il quadro ricostruito dal commissario all’Energia Dan Jorgensen al Consiglio informale di Dublino, dove ha richiamato un punto semplice: la disponibilità non coincide con l’accessibilità. “Se il combustibile non è alla portata, per molti l’effetto è identico alla scarsità”, ha osservato.
La pressione sui listini, ha aggiunto, nasce da una combinazione di fattori che dura da mesi: instabilità geopolitica, scarsi progressi sullo Stretto di Hormuz, incertezza sulle rotte. Jorgensen ha collegato questa volatilità alla vita quotidiana, dai conti energetici delle famiglie ai lavoratori che usano l’auto ogni giorno. Da qui l’invito a concentrarsi su soluzioni che riducano l’esposizione ai rischi esterni.
UE prezzi energia inverno con aiuti mirati e investimenti energia pulita
I costi aggiuntivi accumulati dall’inizio della crisi in Medio Oriente hanno superato i 100 miliardi di euro, ha quantificato Jorgensen, “senza ricevere nemmeno una molecola in più di gas o petrolio”. Il commissario ha ribadito che l’unica uscita stabile dalla dipendenza è sostituire progressivamente i combustibili fossili con energia prodotta localmente.
Nel concreto, la Commissione sta valutando interventi a sostegno della disponibilità e dell’accessibilità dei carburanti per i trasporti, un nodo che coinvolge direttamente cittadini e gran parte dell’economia reale. In parallelo, sono allo studio opzioni per rendere alcune norme più flessibili ed efficienti, senza allentare gli obiettivi.
Gli aiuti, ha precisato, dovranno essere temporanei e mirati, concentrati sulle fasce più esposte. Jorgensen ha sollecitato i governi a usare la flessibilità fiscale prevista per gli investimenti nell’energia pulita: le risorse sono finite e, a suo giudizio, non vanno dirottate su misure che cristallizzano una crisi nata dai fossili.
Non è invece allo studio una tassa europea sugli extra-profitti delle compagnie energetiche. Se gli Stati membri vorranno introdurla, ha spiegato, potranno farlo con l’assistenza necessaria per disegnare regimi compatibili con il diritto dell’Unione. L’impostazione resta nazionale, anche per tenere conto delle differenze tra mercati.
Rinvio delle regole sul metano importato
Le difficoltà di applicazione del regolamento sul metano riguardano soprattutto la sezione dedicata alle importazioni. Dopo aver ascoltato la maggioranza dei Paesi, Jorgensen ha incaricato i servizi della Commissione di valutare un possibile rinvio dell’entrata in vigore di quelle disposizioni. La decisione finale spetterà a Parlamento e Consiglio; il commissario ha escluso che questa verifica rappresenti un arretramento rispetto alle ambizioni climatiche europee.
Su questo fronte, la viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Vannia Gava ha posto l’accento sulla tutela dell’industria. “La deindustrializzazione non è una risposta”, ha detto, sottolineando che ottenere prezzi bassi fermando le fabbriche significherebbe rinunciare a sovranità, mentre altre potenze assicurano energia competitiva ai propri sistemi produttivi.
A questo si aggiunge il profilo nazionale. Gava ha rivendicato per l’Italia circa un decimo della nuova capacità rinnovabile europea installata in due anni, insieme a investimenti sulle reti, al ritorno al tema del nucleare e al ruolo di snodo energetico nel Mediterraneo. La posizione illustrata è contraria a regole che limitino l’accesso a fornitori ritenuti affidabili quando la sicurezza degli approvvigionamenti è prioritaria.
Diesel dagli Stati Uniti e scorte di petrolio
Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, ha indicato l’Europa tra le aree più esposte alla crisi del diesel. Interpellato sull’ipotesi di un blocco delle esportazioni statunitensi, ha ricordato che circa il 50% del gasolio europeo arriva dagli Stati Uniti, dove il tema è in discussione. In prospettiva, l’arrivo della stagione fredda si incrocia con le difficoltà delle tradizionali aree di approvvigionamento, Russia e Medio Oriente.
Restano strumenti di protezione, se necessario. Un ulteriore rilascio delle riserve petrolifere è possibile con l’accordo dei Paesi membri, ha puntualizzato Birol, precisando che finora è stato impiegato il 20% del totale disponibile: l’80% è ancora a disposizione.
Nel complesso, l’IEA ha quantificato in 400 milioni di barili il rilascio già deciso, con circa due terzi che hanno raggiunto i mercati e un terzo in arrivo. In Europa è stata immessa una quota significativa delle scorte; rimangono disponibili sia greggio sia prodotti petroliferi, un cuscinetto che, se attivato, può attenuare gli effetti delle tensioni sul diesel e più in generale sul sistema energetico.
