Emmanuel Macron ha perso sette punti di consenso rispetto a giugno in Francia, scendendo al livello più basso della sua presidenza nell’ultimo barometro Odoxa-Mascaret. Il sondaggio, realizzato per Public Sénat e la stampa regionale, indica che soltanto il 18% degli intervistati lo considera un buon presidente, contro l’82% di giudizi negativi. Anche il premier Sébastien Lecornu scende al 24%.
Il nuovo calo coincide con il caro-carburanti, dopo anni di crisi sociali, riforme contestate e instabilità politica. La popolarità di Macron era però già scesa al 22% nel settembre 2025 e al 20% un mese dopo, nello stesso barometro: la perdita di consenso precede quindi l’ultima impennata dei prezzi alla pompa.
Il carburante vicino a 2,50 euro e gli aiuti contestati
Il prezzo di un litro di carburante si è avvicinato nelle ultime settimane ai 2,50 euro. Il governo ha ampliato gli aiuti mirati, rivolti soprattutto a chi percorre molti chilometri per lavoro, portando da circa 3 a 5,5 milioni la platea dei potenziali beneficiari. Il nuovo intervento vale 450 milioni di euro e fa salire a circa 1,4 miliardi il costo complessivo delle misure di sostegno.
Le misure non soddisfano la maggioranza degli intervistati: il 75% giudica insufficienti gli aiuti, una quota che raggiunge l’83% tra gli operai e l’81% nelle aree rurali. Il 62% vorrebbe una maggiore spesa dello Stato per alleggerire il costo del carburante. Nello stesso sondaggio, però, l’83% si dichiara preoccupato per il debito e il deficit.
Il tema aveva già segnato il primo mandato di Macron. L’aumento delle tasse sui carburanti e il costo della vita avevano innescato nel 2018 la protesta dei gilet gialli, una delle crisi sociali più dure di quella fase. Nel dicembre di quell’anno, secondo Ifop, la popolarità del presidente era scesa al 23%.
La dissoluzione dell’Assemblea e la riforma delle pensioni
La decisione di sciogliere l’Assemblea nazionale nel giugno 2024, presa da Macron dopo le elezioni europee, ha segnato un altro passaggio della crisi politica. A un anno di distanza, il 66% dei francesi interpellati da Odoxa la considerava una cattiva decisione. Per il 67%, la dissoluzione aveva indebolito sia il presidente sia il governo.
La riforma delle pensioni del 2023 aveva già provocato mesi di scioperi e manifestazioni, portando l’età pensionabile da 62 a 64 anni. La popolarità presidenziale era allora scesa fino al 28% in un altro barometro. L’utilizzo dell’articolo 49.3, che aveva consentito di approvare la riforma senza un voto finale dell’Assemblea, aveva alimentato lo scontro politico.
Il potere d’acquisto cala, il bilancio punta ai risparmi
Alle fratture politiche si aggiungono le difficoltà economiche. La fiducia delle famiglie francesi a settembre è ferma a 86 punti, sotto la media storica di 100. Il Pil è rimasto fermo nel secondo trimestre e il potere d’acquisto per unità di consumo è diminuito dello 0,6%. I prezzi al consumo ad agosto risultavano superiori del 2,4% rispetto a un anno prima.
La Commissione europea prevede per la Francia una crescita dello 0,8% nel 2026, con un deficit al 5,1% del Pil. Il debito pubblico è previsto in aumento dal 115,6% del 2025 al 118,1% nel 2026, fino a superare il 120% nel 2027.
La richiesta di maggiori sostegni per famiglie e automobilisti si confronta così con l’obiettivo del governo di risanare i conti. Il progetto di bilancio per il 2027 punta a circa 54 miliardi di euro di risparmi, in un Parlamento frammentato e con nuove proteste di lavoratori pubblici e studenti. Il costo del carburante coinvolge il potere d’acquisto, i territori dipendenti dall’auto e le scelte su tasse e spesa pubblica.
La crisi di consenso accompagna la fine della presidenza e riguarda anche lo spazio politico costruito da Macron dal 2017, dopo quasi dieci anni all’Eliseo. Le presidenziali del 2027 sono a pochi mesi di distanza: Macron non può candidarsi per un terzo mandato consecutivo.
