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Morte avvelenate, perquisizione in casa di Gianni Di Vita: sequestrati documenti e dispositivi

Gianni Di Vita è al centro di un'indagine per le due donne morte avvelenate dalla ricina lo scorso dicembre

29 Settembre 2026 (Ultima modifica il 29 Settembre 2026 | 16:21)
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Morte avvelenate: Gianni Di Vita, la figlia Sara e la moglie Antonella Di Ielsi

ANSA/NICOLA LANESE

Redazione di Redazione

Gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso hanno effettuato questa mattina una nuova serie di perquisizioni negli immobili della famiglia di Gianni Di Vita, il commercialista marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, morte avvelenate dalla ricina lo scorso dicembre. Al termine della seconda perquisizione, eseguita nello studio di Di Vita in via D’Amato a Campobasso, il commercialista è salito a bordo di un’auto della Polizia ed è stato accompagnato in Questura. Al momento non risulta iscritto nel registro degli indagati nell’ambito del fascicolo della Procura di Larino per duplice omicidio.

Le operazioni sono state condotte dagli uomini della Squadra Mobile, diretti da Marco Graziano, insieme agli specialisti dello Sco impegnati nell’esame dei supporti informatici. Secondo quanto si apprende da fonti qualificate, le perquisizioni sarebbero scattate dopo che negli ultimi giorni gli investigatori hanno raccolto nuovi elementi ritenuti significativi per la soluzione del caso. Non si sarebbe trattato di perquisizioni generiche, ma di attività mirate alla ricerca e al prelievo di materiale specifico, tra documenti e dispositivi informatici.

La perquisizione nello studio di Pietracatella

Una delle perquisizioni ha riguardato lo studio di Di Vita a Pietracatella, situato proprio di fronte all’abitazione della famiglia, dove le due donne sarebbero state avvelenate. Antonella Di Ielsi collaborava nell’attività professionale del marito, che dispone anche di uno studio a Campobasso. Alla perquisizione nell’ufficio di Pietracatella era presente lo stesso commercialista. Gli agenti sono rimasti a lungo all’interno dei locali, che, a differenza dell’abitazione della famiglia, non risultano sotto sequestro.

La seconda perquisizione si è invece svolta nello studio di proprietà di Di Vita in via D’Amato a Campobasso. Anche in questo caso gli agenti sono rimasti a lungo nell’ufficio, uscendo intorno alle 10.45 insieme al commercialista, che è stato accompagnato in Questura.

Gianni Di Vita in Questura per gli atti delle perquisizioni

Di Vita è rimasto negli uffici della Squadra Mobile per oltre un’ora, per poi lasciare la Questura intorno alle 11 a bordo di una macchina di servizio della Polizia, accompagnato da due agenti. Secondo quanto successivamente appreso, il commercialista sarebbe stato portato in Questura esclusivamente per firmare gli atti relativi alle perquisizioni effettuate durante la mattinata. L’ex sindaco di Pietracatella non ha risposto alle domande dei giornalisti presenti all’uscita. Il suo trasferimento in Questura, quindi, non risulta al momento collegato a un’iscrizione nel registro degli indagati.

Nel corso delle perquisizioni è stata inoltre sequestrata una borsa appartenuta ad Antonella Di Ielsi, contenente alcuni effetti personali. Gli investigatori hanno prelevato anche altri materiali e documenti, sui quali non sono ancora disponibili dettagli.

La copia forense del computer e delle pendrive

La nuova attività investigativa arriva dopo la copia forense del computer e delle dieci pendrive eseguita ieri sui dispositivi sequestrati a luglio. L’esame dei supporti informatici è affidato anche agli specialisti dello Sco. Di Vita resta una figura centrale negli accertamenti sulle morti della moglie e della figlia, ma al momento non risulta indagato per il duplice omicidio.

La perquisizione e gli immobili della famiglia

L’avvocato di Gianni Di Vita, Vittorino Facciolla, ha precisato che le attività investigative hanno riguardato immobili e vani a disposizione dell’intera famiglia e non soltanto quelli riconducibili al commercialista. “La magistratura ha inteso dare seguito alle attività di ricerca della prova attraverso le perquisizioni di alcuni vani e immobili a disposizione dell’intera famiglia Di Vita e non del solo Gianni”, ha spiegato il legale.

Facciolla ha aggiunto che l’obiettivo è verificare una serie di attività che avrebbero potuto essere compiute da Antonella, Sara, Gianni o Alice. “Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli – ha concluso l’avvocato -, non abbiamo la preoccupazione di dover rincorrere la notizia o giungere a facili conclusioni”. Il legale ha quindi ribadito l’atteggiamento collaborativo mantenuto dalla famiglia fin dall’inizio delle indagini.

Gli esami sulla ricina e i campioni sequestrati

Sono 131 i campioni prelevati a luglio durante un lunghissimo sopralluogo: resti di alimenti, contenitori e altri oggetti. Gli specialisti tedeschi dell’istituto Robert Koch sono stati coinvolti negli accertamenti sui materiali raccolti nella palazzina dei Di Vita, in particolare per la ricerca di eventuali tracce di ricina.

Da Berlino non è ancora arrivato alcun esito ufficiale. Secondo indiscrezioni riportate da Repubblica, tracce del veleno sarebbero state individuate in alcuni campioni. Se la circostanza fosse confermata, gli inquirenti avrebbero una prova della presenza della ricina nell’abitazione della famiglia.

Tra i reperti sotto esame ci sono anche una borraccia contenente un liquido inodore e insapore e un barattolo con un sedimento brunastro e granuloso. Quest’ultimo era stato trovato nel piano della palazzina un tempo abitato dalla madre di Gianni Di Vita.

Il sospetto sulla provenienza della ricina

Gli investigatori ritengono che il veleno possa essere stato ricavato artigianalmente dai semi della pianta, reperibile senza particolare difficoltà nelle campagne attorno a Pietracatella e capace di produrre i semi durante l’estate.

Da questa ipotesi deriva anche il sospetto di una possibile premeditazione: secondo la ricostruzione investigativa, l’uccisione almeno di Antonella Di Ielsi potrebbe essere stata organizzata in precedenza, mentre la figlia Sara sarebbe probabilmente una vittima collaterale.

Le nuove perquisizioni e il materiale acquisito dagli investigatori si inseriscono quindi negli accertamenti della Procura di Larino, che proseguono per ricostruire l’origine della ricina e chiarire le circostanze della morte delle due donne.

Di Vita consegna spontaneamente un dispositivo in Questura

È tornato in Questura a Campobasso per consegnare spontaneamente una memoria esterna per computer Gianni Di Vita. L’uomo si è presentato negli uffici di via Tiberio intorno alle 13 ed è rimasto all’interno per pochi minuti. Era già stato in Questura circa mezz’ora prima, al termine delle perquisizioni effettuate in mattinata a Campobasso e Pietracatella, per sottoscrivere i relativi atti. Si è inoltre appreso che le perquisizioni hanno interessato anche l’attuale abitazione del commercialista ed ex sindaco di Pietracatella.

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