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Mengoni rivoluziona il concerto: a Milano 26 serate intime senza cellulari e con scalette uniche

Il cantautore dirige un ciclo di 26 serate intime e "phone-free" a Milano, con scalette sempre diverse e ospiti a sorpresa.

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Mengoni rivoluziona il concerto: a Milano 26 serate intime senza cellulari e con scalette uniche

Musica e Tv 2.0, CC BY 3.0 , via Wikimedia Commons

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Marco Mengoni riporta la musica a distanza ravvicinata e lo fa a Milano con un ciclo di 26 concerti pensati per uno spazio che accoglie circa 500 persone a sera. La rassegna, battezzata Allo Sbagliato, lo vede per la prima volta nel ruolo di direttore creativo: non un’etichetta, ma un incarico pieno che tocca suoni, disposizione in sala e ritmo delle serate. “In questa epoca dove tutti cercano i posti grandi io cerco intimità”, ha raccontato a Sky TG24, chiarendo l’intento di ridurre le distanze più che di replicare un grande show in piccolo. Dal 5 novembre al 19 dicembre, il disegno prende forma in una maratona distribuita su sette settimane.

Il calendario è fitto e irregolare insieme: quindici date a novembre e undici a dicembre, con una cadenza media di quattro serate a settimana ma senza un “giorno fisso”. La produzione e l’organizzazione sono affidate a Live Nation. Le serate in cui Mengoni non salirà sul palco da protagonista resteranno dentro il perimetro del progetto, popolate dagli ospiti che ha invitato e curato. Da qui l’idea di un luogo che cambia pelle pur restando riconoscibile: stesso spazio, format elastico.

Marco Mengoni Milano concerti: telefoni sigillati e prezzi dei posti unici

Il pubblico entra, mette via il telefono e resta nell’ascolto. All’ingresso gli smartphone vengono chiusi in una custodia richiudibile da tenere con sé; chi ha necessità potrà farla sbloccare nelle aree dedicate, segnalate in sala. Non si tratta di un semplice divieto, ma di una scelta di contesto che punta a proteggere l’attenzione condivisa.

Sul piano pratico, i biglietti si acquistano online ma il titolo d’accesso sarà stampato, per favorire un flusso in sala più ordinato. Le fasce di prezzo sono tre: 29 posti sul palco a 200 euro, le sedute in platea disposte attorno agli artisti a 150 euro e i posti in piedi a 100 euro. Nell’allestimento immaginato da Mengoni il “palco” diventa una piccola tribuna per gli spettatori; i musicisti occupano il centro, quasi in tondo, così che la musica si propaghi in modo uniforme.

A chi gli chiede un metro di paragone, Mengoni risponde con l’idea di una cena in un ristorante stellato fatta una volta l’anno: un’esperienza da ricordare, con suoni e dinamiche studiati per la singola serata. Detto questo, non rivendica lo status di «stellato della musica». Rimane solo sulla carta l’ipotesi di un’estensione televisiva per raggiungere un pubblico più ampio: nessuna conferma, solo una possibilità esplorata.

Scalette mutevoli, lati B e riletture

La scaletta non inseguirà i singoli più noti. Due Vite e L’Essenziale non sono in programma: il baricentro si sposta sui brani dei dischi più importanti per Mengoni, i cosiddetti lati B. Ogni sera verrà decisa una scaletta diversa e gli eventuali richiami ai successi resteranno, al massimo, accenni. Nessuna promessa, dunque, se non quella di cambiare.

Il gruppo sul palco conterà 12 persone, Mengoni compreso, con un’impronta soul dichiarata. Le riletture avranno un peso specifico: canzoni amate dal cantautore e riferimenti a chi lo ha ispirato, con nomi come Al Green e Marvin Gaye evocati tra le coordinate. A conti fatti, è un laboratorio di arrangiamento che vive nel qui e ora, più che un repertorio scolpito.

Coerente con questa impostazione, Mengoni esclude sequenze preregistrate. I pezzi partiranno “contando”, come si faceva una volta, e l’ascolto sul palco tornerà alle casse spia, sul modello anni Settanta. Niente coreografie serrate né movimenti prestabiliti: spazio all’umore dei musicisti e a decisioni che possono maturare durante la serata. È una scelta che introduce rischio e, insieme, libertà interpretativa.

Ospiti, mix di linguaggi e allestimento

Il programma chiama a raccolta ospiti di ambiti diversi: Luca Ravenna, Faccianuvola, Mace, Benjamin Clementine, Rareş, Sayf, Nuzzo e Di Biase. Dentro il palinsesto conviveranno serate comiche, incontri con altri musicisti e selezioni affidate a un dj. In alcune occasioni Mengoni potrebbe affacciarsi in forme diverse dal canto, spostando l’asse più sulla direzione artistica che sulla performance vocale.

La curatela non nasce tutta a tavolino. Alcune scelte precedono la stesura del cartellone: Mengoni seguiva Sayf già prima di collaborarci, di Faccianuvola apprezza la scrittura al punto da aver desiderato di firmare alcuni brani. Altri nomi sono arrivati da ascolti personali, senza sapere che un giorno sarebbero finiti in locandina. “Tutti gli artisti comunque mi sono arrivati allo stomaco”, ha spiegato, rivendicando un criterio di selezione istintivo ma consapevole.

Lo spazio mette insieme musica, teatro, comicità, arte e persino la progettazione degli arredi. L’identità cercata è un ibrido: richiami al passato, elementi contemporanei, atmosfere laterali. Per le sedute progettate appositamente il cantautore ha lavorato con i professionisti coinvolti puntando tutto sulla comodità. Il paragone è esplicito: i seggiolini di San Siro, dove si era ritrovato con le ginocchia contro la schiena di chi sedeva davanti. Completano il quadro le opere dei pittori esposte e il lavoro dei progettisti delle luci. Da notare: Mengoni non ha disegnato personalmente nessun elemento.

Un’idea nata per un compleanno, poi rinviata

Il seme del progetto risale a un’idea-regalo per i 30 anni di Mengoni, sette anni fa. Poi sono intervenuti altri impegni e la macchina si è fermata. L’intenzione, però, era già quella: un luogo raccolto, contatto diretto con il pubblico e con i musicisti, ascolto senza filtri. Il debutto arriva dopo anni che il cantante considera speciali e dopo una tournée che, ha ricordato, ha ricevuto un premio per il maggior numero di spettatori.

La decisione di restare a Milano è anche una scelta di quotidianità: Mengoni vive qui e ha voluto rimanere vicino a casa. Il nome del locale, Allo Sbagliato, racconta l’interesse per ciò che non è canonico e può sorprendere anche solo in un dettaglio: un taglio diverso, una posizione in sala, un inizio imprevisto. Non c’è certezza sulla prosecuzione del format oltre il ciclo annunciato; restano sul tavolo, come ipotesi, anche eventuali appuntamenti al mattino o al pomeriggio.

L’incarico di direzione creativa durerà due mesi. Concluso il periodo, a ridosso del Natale e del suo compleanno, Mengoni passerà il testimone: lo spazio continuerà la programmazione ordinaria, senza l’allestimento specifico pensato per queste serate.

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