Cinque persone sono state arrestate dopo il grave incidente avvenuto nei pressi della base della Royal Air Force (RAF) di Fairford, nel Gloucestershire. La polizia ha fatto scattare una vasta operazione dopo la segnalazione di alcuni veicoli sospetti diretti verso la struttura, una delle principali basi utilizzate dalle forze statunitensi in Europa. L’episodio ha riacceso l’attenzione sui possibili rischi legati ai conflitti internazionali che coinvolgono il Regno Unito.
Fairford, una base Usa nel cuore dell’Inghilterra
La base RAF di Fairford rappresenta da decenni una presenza militare statunitense sul territorio britannico. Viene utilizzata dall’Us Air Force fin dai tempi della Guerra fredda e dispone di una pista lunga circa due miglia, tanto estesa da essere stata individuata in passato come possibile pista di emergenza per lo Space Shuttle americano.
Oggi Fairford ha assunto un’importanza particolare anche per le operazioni dei bombardieri statunitensi utilizzati dal presidente Donald Trump negli attacchi contro l’Iran. Si tratta dell’unica base aerea disponibile agli Stati Uniti in Europa con capacità di questo tipo. La sua funzione strategica la rende quindi, per definizione, un possibile obiettivo.
Le minacce arrivate dall’Iran
Nel mese di luglio il ministero degli Esteri iraniano aveva accusato il Regno Unito di essere complice di crimini di guerra per aver consentito agli Stati Uniti di utilizzare Fairford come base di partenza per gli attacchi definiti difensivi contro l’Iran.
Teheran aveva inoltre avvertito che qualsiasi soggetto coinvolto, in qualunque forma, nell’aggressione militare contro l’Iran avrebbe dovuto assumersi la responsabilità delle conseguenze delle proprie decisioni. Le parole erano state interpretate come una minaccia esplicita nei confronti di chi sostiene le operazioni statunitensi.
La situazione diplomatica resta bloccata
A rendere più delicato il quadro c’è anche lo stallo nei tentativi diplomatici di mettere fine alla guerra. Da qui sono nate ipotesi secondo cui l’Iran potrebbe cercare di aumentare la pressione sugli Stati Uniti anche al di fuori del Medio Oriente, con l’obiettivo di modificare gli equilibri in vista delle elezioni di metà mandato americane previste a novembre.
La scorsa settimana, durante un incontro alle Nazioni Unite con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband aveva ribadito la “ferma determinazione” del Regno Unito a contrastare le minacce provenienti da gruppi legati all’Iran. Miliband aveva inoltre dichiarato che Londra non avrebbe tollerato attività ostili sul territorio britannico.
Gli occhi puntati anche sulla Russia
L’Iran non è però l’unico possibile elemento di preoccupazione. L’attenzione si è concentrata anche sulla Russia. La scorsa settimana l’intelligence danese aveva avvertito che Mosca potrebbe lanciare nei prossimi mesi un attacco militare limitato contro un Paese della Nato.
La Germania ha inoltre accusato formalmente la Russia di aver utilizzato un drone con esplosivi nel tentativo di compiere un attacco a Lipsia ad agosto. Durante l’estate, anche l’ambasciata russa a Londra aveva messo in guardia il Regno Unito dal consentire all’Ucraina di impiegare droni britannici per colpire in profondità il territorio russo.
In quell’occasione Mosca aveva affermato che quanto maggiore fosse stato il coinvolgimento britannico nel conflitto e maggiore il sostegno a Kiev, tanto più alto sarebbe stato il prezzo che il Regno Unito avrebbe dovuto pagare. Anche questa dichiarazione era stata considerata una minaccia diretta.
Non si esclude un attacco di matrice islamista
Tra gli scenari presi in considerazione c’è anche la possibilità di un attentato di matrice islamista. Non viene inoltre esclusa l’eventualità di un’azione condotta da un gruppo contrario alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran oppure all’utilizzo delle basi britanniche per effettuare operazioni militari. Uno dei principali interrogativi riguarda quindi il livello di preparazione delle autorità di fronte a un possibile attacco di questo tipo.
Base RAF a Fairford, chi era responsabile della sicurezza?
La gestione della sicurezza all’interno della base spetta agli Stati Uniti, mentre il Regno Unito è responsabile delle minacce provenienti dall’esterno del perimetro. Resta quindi da capire quali informazioni fossero già in possesso delle autorità britanniche quando è scattata l’operazione.
Il presidente Donald Trump ha affermato che i sospetti erano sotto indagine “da molto tempo”. Esiste però anche una ricostruzione secondo cui l’intervento sarebbe stato possibile grazie alla segnalazione di un automobilista di passaggio, che avrebbe notato alcuni furgoni insoliti e avvertito la polizia.
La risposta delle forze armate britanniche
Quando erano emerse le minacce esplicite provenienti dall’Iran, un portavoce del ministero della Difesa britannico aveva assicurato che le forze armate erano pronte a proteggere il Regno Unito da qualsiasi tipo di attacco, sia proveniente dall’interno sia dall’esterno del Paese.
“Le nostre forze armate sono pronte a mantenere il Regno Unito al sicuro da qualsiasi tipo di attacco, sia sul nostro territorio sia dall’estero. Il Regno Unito è pronto 24 ore su 24, 7 giorni su 7 a difendersi”, aveva dichiarato il portavoce.
Restano ancora molte domande
Per il momento, dunque, l’episodio di Fairford lascia aperti diversi interrogativi. Non è ancora chiaro se dietro l’accaduto ci fosse uno Stato straniero ostile oppure gruppi che agivano per suo conto, né quale fosse l’obiettivo dell’azione e quale rischio avrebbe potuto rappresentare per la popolazione della zona. Un elemento appare però evidente: le conseguenze dei conflitti in cui è coinvolto il Regno Unito non rimangono necessariamente confinate ai territori dove si combatte.
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