La ricerca della pace in Europa richiede un impegno attivo, non la sola preparazione ai conflitti futuri: è il richiamo rivolto oggi da Leone XIV a Metz. «La ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo», ha affermato il Papa, mettendo in guardia «dall’illusione del riarmo».
Per Leone XIV, la domanda è se si stiano realmente facendo «sforzi creativi» per promuovere la pace mondiale oppure cercando soltanto di arginare l’emorragia della guerra e prepararsi meglio a quelle che si presumono in arrivo. Il Pontefice ha denunciato il ritorno del conflitto anche sul continente europeo: «Una nuova “inutile strage”, che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili».
L’accoglienza come integrazione e incontro tra culture
L’arrivo di uomini e donne in fuga dalle guerre e dalle persecuzioni, o alla ricerca di una vita lontana dalla povertà e dalla miseria, pone l’Europa davanti a una nuova tappa della sua storia di incontri. Nel discorso del Papa, l’accoglienza comporta la possibilità di sviluppare i propri talenti, le capacità e le sensibilità, ma anche di entrare nello spirito della società che ospita: «Accogliere una persona significa integrarla come nella propria famiglia».
L’invito è a riconoscere la portata storica di «un incontro senza precedenti tra popoli e culture», che richiede una riscoperta creativa delle radici e un ascolto attento dell’altro. Per Leone XIV, l’universalità dei valori fondanti europei rende possibile questo dialogo e può dare una base solida alle società, consentendo un impegno più efficace per un mondo riconciliato.
Il diritto internazionale e la libertà delle Chiese
Il diritto internazionale e il multilateralismo, nel ragionamento del Pontefice, tutelano l’eguaglianza effettiva degli Stati e costituiscono «il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto». A questa prospettiva si contrappone il deterioramento dei rapporti: «Oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare. Il valore della parola data è disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell’inganno». L’Europa, ha sostenuto, può interrompere questa spirale attraverso il rispetto dell’altro.
Il richiamo alle radici cristiane passa da Robert Schuman e Alcide De Gasperi, citati nel discorso, e da san Benedetto. Il santo Papa Paolo VI lo proclamò patrono d’Europa nel 1964, definendolo «messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà». Per il Papa americano, «non si può parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo»: il debito della cultura europea verso di esso aiuta a comprendere l’apertura al trascendente come dimensione costitutiva della persona e fonte di civilizzazione.
La laicità, in questa lettura, non coincide soltanto con il carattere non confessionale delle istituzioni. Presuppone una collaborazione tra le parti e il rispetto, da parte delle autorità statali e comunitarie, dell’autonomia delle Chiese, insieme alla promozione della loro libertà di organizzazione, espressione e culto.
Macron modifica l’agenda per la messa a Metz
Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, assisterà alla messa nella Cattedrale Saint Etienne di Metz prima della cerimonia di partenza del Papa per Roma. L’Eliseo ha confermato stamattina la modifica dell’agenda: nei giorni scorsi Macron aveva annunciato che non avrebbe partecipato a nessuna delle messe della visita in Francia.
Dopo il pranzo con i capi di Stato e di governo in prefettura, il presidente e Brigitte Macron si recheranno alla celebrazione e accompagneranno poi il Pontefice all’aeroporto, secondo il programma indicato dall’Eliseo.
L’incontro «Alle radici dell’Europa per la Pace e l’Unità» è stato voluto dal Vaticano per sottolineare una dimensione europea e transfrontaliera, ha spiegato l’entourage presidenziale. La Lorena si trova all’incrocio con diversi paesi accomunati dalla dolorosa esperienza della guerra. L’appuntamento renderà omaggio anche a Schuman, la cui casa a Scy-Chazelles, vicino a Metz, è diventata un museo dedicato alla costruzione europea.
I partecipanti alla conferenza europea
L’elenco delle personalità presenti fornito dall’Eliseo comprende il principe Alberto II di Monaco con la principessa Charlène, il granduca Guillaume del Lussemburgo con la duchessa Stéphanie e il primo ministro lussemburghese Luc Frieden.
Sono indicati anche il vescovo di Urgell, principe di Andorra, Joseph-Lluis Serrano Pentinat; la ministra e presidente della regione tedesca della Sarre, Anke Rehlinger; l’ex primo ministro del Lussemburgo Jean-Claude Juncker; il fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi e Mario Giro, membro della stessa Comunità.
Il richiamo di Macron contro i nazionalismi
Il «coraggio dei suoi fondatori» e il rifiuto del «ritorno dei nazionalismi» sono stati al centro del discorso di Macron, pronunciato accanto al Papa al centro Robert Schuman di Metz. Il presidente ha evocato anche Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e le radici giudaico-cristiane europee, auspicando un’Europa sovrana e democratica, capace di proteggere, unire e agire per la pace e la prosperità, senza cedere alla chiusura e all’odio verso l’altro.
La visita è stata definita «ricca di simbolismo» in una terra contesa, conquistata e riconquistata, dove dopo il disastro della Seconda Guerra Mondiale si è costruita la riconciliazione franco-tedesca. Metz e la Lorena sono, per Macron, una «pietra angolare dell’integrazione europea».
Alla gratitudine e alla gioia per la visita, il presidente ha accompagnato l’auspicio che il Pontefice abbia percepito «una nazione fervente, unita e felice». Poi il riferimento a un’espressione ashkenazita della fine del XVIII secolo, ripresa dai tedeschi per descrivere una felicità serena: «Felice come Dio in Francia». In ricordo dei quattro giorni del viaggio, Macron l’ha adattata in «felice come Leone XIV in Francia», ringraziando il Papa.
