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Breaking Bad è in testa alla classifica del New York Times sulle migliori serie del XXI secolo

La selezione comprende 100 titoli votati da produttori, registi e interpreti dell'industria anglofona: The Wire e Mad Men completano il podio

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Breaking Bad

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Marta Colazzo di Marta Colazzo

Classe 2003, giornalista pubblicista e studentessa magistrale in Televisione, Cinema e New Media all'Università IULM di Milano. Da anni mi occupo di cronaca locale e informazione economico-finanziaria, con un focus sulla creazione di contenuti multimediali tra podcast, video, social e newsletter. Da giugno 2026 faccio parte della squadra di Alanews

Breaking Bad, ideata da Vince Gilligan e datata 2008, occupa il primo posto nella classifica delle serie più influenti del XXI secolo secondo il quotidiano statunitense New York Times. La selezione comprende 100 titoli, scelti da produttori, registi, attori e attrici dell’industria audiovisiva anglofona.

Al centro della serie c’è Walter White, un professore di chimica che, dopo una diagnosi di tumore, comincia a produrre metanfetamina per garantire un futuro economicamente sicuro alla famiglia. Il progetto si trasforma progressivamente in una discesa nel mondo del crimine.

The Wire e Mad Men completano il podio delle migliori serie (dopo Breaking Bad) secondo il Nyt

Il secondo posto va a The Wire (2002): nelle sue cinque stagioni racconta il rapporto tra la società americana e la criminalità organizzata legata allo spaccio di droga. Terza è Mad Men (2007), che attraverso il mondo pubblicitario della New York degli anni Sessanta affronta i cambiamenti della società americana, i conflitti tra i sessi, i giochi di potere, il denaro e la lotta di classe.

Al quarto posto c’è Succession (2018), ideata da Jessie Armstrong. La famiglia Roy controlla la Waystar-Royco, tra i maggiori conglomerati mondiali dei media e dell’intrattenimento. La salute precaria del patriarca Logan spinge Kendall, Roman e Shiv, i tre figli del secondo matrimonio, a interrogarsi sul futuro della società.

Quinta è Fleabag (2012), scritta e interpretata da Phoebe Waller-Bridge: la protagonista affronta la vita moderna a Londra tra egoismo e comportamenti autodistruttivi.

Dal Trono di Spade alla comicità di Larry David

La sesta posizione appartiene a Il Trono di Spade (2011), adattamento in otto stagioni dei romanzi fantastici di George R. R. Martin. La conquista del trono dei Sette Regni alimenta una lotta fatta di potere, intrighi, draghi, tradimenti e guerre.

Al settimo posto figura Veep – Vicepresidente incompetente (2012), con Julia Louis-Dreyfus nei panni di una caricaturale vicepresidente degli Stati Uniti. Segue, ottava, 30 Rock (2006), ideata e interpretata da Tina Fey: racconta il lavoro dietro le quinte dell’immaginario programma comico The Girlie Show, ispirandosi all’esperienza dell’attrice e comica come autrice del Saturday Night Live.

La nona classificata è Curb Your Enthusiasm (2000). Larry David, ideatore e interprete, propone una versione romanzata di sé stesso, scrittore televisivo e produttore parzialmente ritirato a Los Angeles, tra ospiti celebri e dialoghi in gran parte improvvisati. Chiude le prime dieci Atlanta (2016), creata e interpretata da Donald Glover: due cugini tentano di affermarsi nella scena rap della città per migliorare la propria vita e quella delle famiglie.

Gli uffici di The Office e la famiglia di Arrested Development

All’undicesimo posto si trova The Office US (2005), scritta da Ricky Gervais e Stephen Merchant. La versione americana di The Office UK segue un ufficio mal gestito da Michael Scott, interpretato da Steve Carell: un capo insopportabile, ma capace anche di tenerezza.

La dodicesima posizione è di Arrested Development – Ti presento i miei (2003). Michael Bluth, interpretato da Jason Bateman, cerca di salvare dal fallimento l’azienda della propria famiglia disfunzionale. Nel gruppo degli interpreti figurano Portia de Rossi, Will Arnett, David Cross, Tony Hale e Jessica Walter; la voce narrante è di Ron Howard.

Tredicesima è Girls (2012), creata, interpretata e prodotta da Lena Dunham. Quattro amiche provano a costruirsi una vita a New York, senza che il racconto ne nasconda gli aspetti sgradevoli o deprecabili. La serie è stata più volte definita una versione di Sex and the City per la generazione dei millennial.

Il football del Texas e l’impresa funebre di Six Feet Under

Al quattordicesimo posto c’è Friday Night Lights (2006), dedicata ai Dillon Panters, una squadra liceale di football americano del Texas. È tratta dal reportage di H. G. Bissinger Friday Night Lights. Una città, una squadra, un sogno, che racconta l’adolescenza americana e aveva già ispirato nel 2004 l’omonimo film di Peter Berg.

La quindicesima classificata è Six Feet Under (2001), creata da Alan Ball. Il titolo richiama la profondità di sepoltura di una bara negli Stati Uniti. Il lavoro della Fisher & Sons Funeral Home e il relativo “morto del giorno” permettono di affrontare, nell’arco di cinque stagioni, il lutto, il trauma, l’omosessualità, la religione, la filosofia e l’infedeltà.

Alla sedicesima posizione (la serie al primo posto è Breaking Bad) compare The Office UK (2001), creata da Ricky Gervais e Stephen Merchant. La commedia d’ufficio in forma di falso documentario segue gli impiegati della filiale di Slough dell’immaginaria azienda cartaria Wernham Hogg. La sua formula è stata replicata in centinaia di versioni.

Le spie di The Americans e il trauma di Arabella

Il diciassettesimo posto va a The Americans (2013), ambientata negli Stati Uniti degli anni Ottanta, durante la Guerra Fredda. Elizabeth e Philip Jennings, interpretati da Keri Russell e Matthew Rhys, sono ufficiali sovietici del KGB: vivono in Virginia con due figli, fingendosi una coppia di americani sposati.

Diciottesima (la serie al primo posto è Breaking Bad) è I May Destroy You – Trauma e rinascita (2020), creata e scritta da Michaela Coel, anche interprete della protagonista Arabella. La scrittrice londinese, celebre su Twitter, dopo una notte trascorsa a bere e ballare in compagnia fatica a ricordare l’accaduto: ha un taglio sulla fronte e lo schermo del telefono infranto. La serie affronta i meccanismi della violenza di genere anche quando la sopravvissuta non corrisponde ai canoni socialmente accettati di innocenza.

Chernobyl e The Crown chiudono le prime venti posizioni delle serie migliori secondo il Nyt

Al diciannovesimo posto c’è Chernobyl (2019), di Craig Mazin. I cinque episodi raccontano il disastro nucleare avvenuto nel 1986 nello stabilimento ucraino di Černobyl e le vicende delle persone travolte dall’incidente. La serie ha ricevuto il voto di D.B. Weiss, coautore di Il Trono di Spade.

La ventesima posizione appartiene a The Crown (2016). In sei stagioni ripercorre la storia recente della famiglia reale britannica attraverso Elisabetta II, interpretata da Claire Foy, Olivia Colman e Imelda Staunton. Il racconto comprende anche gli aspetti più oscuri della casata, tra cui il rapporto dei reali con la principessa Diana.

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