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Neonazismo online, perquisiti 14 minori: nelle chat propaganda razzista e manuali per costruire ordigni

Diciassette persone coinvolte nell’operazione di Ros e Digos in diverse regioni italiane. Nei gruppi online contenuti antisemiti e suprematisti, esaltazione di Hitler e istruzioni per realizzare esplosivi

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Agenti della Digos

Agenti della Digos | ANSA/US PS – Alanews.it

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Sono 17 le persone perquisite, tra cui 14 minorenni, nell’ambito di un’indagine sulla diffusione online di propaganda razzista, antisemita e neonazista. L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Ros e dagli agenti della Digos in diverse regioni italiane. Agli indagati vengono contestate, a vario titolo, la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa, con aggravanti legate al terrorismo.

Le attività sono state coordinate dalle procure di Roma, ordinaria e per i minorenni, e di Venezia. All’operazione hanno dato supporto i Comandi provinciali dei carabinieri di Roma, Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo e Trento. La Digos di Verona ha operato con il coordinamento della Direzione centrale della polizia di prevenzione e con l’ausilio delle Digos di Napoli, Benevento, Brescia e Trento.

Le chat neonaziste e i contenuti contro ebrei, neri e omosessuali

L’inchiesta è partita dal monitoraggio delle piattaforme social e dei canali online frequentati da soggetti vicini all’ideologia suprematista bianca e neonazista. Secondo gli investigatori, gli indagati gravitavano nell’area accelerazionista, suprematista e neonazista attiva sul web.

Due i gruppi virtuali individuati. Alcuni degli indagati avrebbero partecipato alla “Chat del Nuovo Ordine Europeo”, gruppo privato nel quale circolavano video, immagini e documenti di propaganda nazista e suprematista bianca, contenuti di incitamento all’odio contro gli ebrei e materiale di negazione dell’Olocausto.

Ad altri viene contestata invece la partecipazione al gruppo “Ffi-Fronte fascista italiano”. Al suo interno sarebbero stati pubblicati messaggi contro ebrei, persone nere e omosessuali, contenuti negazionisti e video di esecuzioni sommarie e massacri di minoranze etniche. Circolava inoltre propaganda riconducibile al gruppo suprematista The Base.

Secondo quanto ricostruito durante le indagini, gli utenti avrebbero alimentato anche forme di odio fondate sulla discriminazione di genere, celebrando Hitler, le Ss, il fascismo e altri simboli dell’universo suprematista. Nei gruppi venivano inoltre condivisi manuali di autoaddestramento e tecniche per compiere azioni dirette.

I video delle stragi e le istruzioni per costruire ordigni

Tra i documenti individuati figurano anche manifesti attribuiti ad alcuni dei principali autori di attentati suprematisti degli ultimi anni, nei quali venivano descritte le stragi compiute e le armi utilizzate.

Sarebbero stati diffusi anche video di terroristi, tra cui Brenton Tarrant, autore degli attacchi del 2019 contro due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, nei quali morirono decine di persone. Le sue azioni, secondo quanto emerso dalle investigazioni, venivano apertamente esaltate.

Gli accertamenti hanno documentato inoltre attività di gioco online nelle quali venivano riprodotte virtualmente scene di violenza e uccisioni contro minoranze etniche.

Particolare attenzione è stata riservata dagli investigatori al materiale relativo all’autoaddestramento. In alcuni casi sarebbero state condivise istruzioni dettagliate per costruire ordigni esplosivi artigianali e aumentarne la capacità offensiva, oltre a documenti sull’addestramento e sull’utilizzo di armi bianche e da fuoco. Manuali per la fabbricazione di esplosivi sarebbero circolati anche all’interno di uno dei gruppi privati finiti al centro dell’inchiesta.

Durante le perquisizioni sono state sequestrate armi bianche, bandiere, vessilli e altro materiale con simbologia nazista, oltre a numerosi dispositivi elettronici ritenuti utilizzati per la diffusione dei contenuti.

Gli accertamenti proseguono ora per definire il ruolo di ciascun indagato e verificare l’esistenza di eventuali ulteriori sviluppi delle attività contestate.

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