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Marocco, dopo le proteste della Gen Z e la crisi di Ceuta vince il partito filomonarchico

Il Partito dell’Autenticità e della Modernità (PAM) ha conquistato 97 seggi in Parlamento. Il voto arriva in uno stato segnato dalle contestazioni

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Marocco, dopo le proteste della Gen Z e la crisi di Ceuta vince il partito filomonarchico

Fatima Ezzahra El Mansouri del PAM | X @HespressEnglish

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

Il Partito dell’Autenticità e della Modernità (PAM) ha vinto le elezioni parlamentari in Marocco, conquistando 97 dei 395 seggi della Camera dei rappresentanti. La formazione liberal-centrista, spesso collocata nell’area progressista della politica marocchina, ha superato il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI) del governo uscente, fermatosi a 66 seggi, e Istiqlal, che ne ha ottenuti 65. Si tratta ancora di risultati preliminari, annunciati dal ministro dell’Interno Abdelouafi Laftit.

Più che una svolta politica completa, però, il risultato cambia i rapporti di forza all’interno dello stesso blocco che ha governato il Paese negli ultimi cinque anni. PAM, RNI e Istiqlal erano infatti già alleati nell’esecutivo uscente.

Il voto arriva in un momento particolarmente delicato per il Marocco: a un anno dalle grandi proteste della Gen Z contro disoccupazione e carenze nei servizi pubblici e a meno di due mesi dalla crisi migratoria che ha portato oltre 72mila persone dal territorio marocchino a Ceuta.

PAM, chi è il partito che ha vinto le elezioni in Marocco

Il Partito dell’Autenticità e della Modernità nasce nel 2008 e, in meno di vent’anni, è diventato una delle principali forze politiche marocchine.

La sua storia è però difficilmente separabile da quella della monarchia. Tra i suoi fondatori c’è Fouad Ali El Himma, ex ministro e storico consigliere di Mohammed VI, nonché compagno di scuola del sovrano. EFE ricorda proprio questo rapporto nel ricostruire la storia della formazione dopo la vittoria elettorale.

Il PAM si presenta come un partito modernizzatore, attento alla parità, alla giustizia sociale e allo sviluppo territoriale. La formazione rivendica inoltre apertamente la volontà di portare avanti il proprio progetto in sintonia con gli orientamenti della monarchia. Reuters definisce il PAM liberal-centrista: ha posizioni più progressiste di altre forze marocchine su alcuni temi sociali, ma allo stesso tempo mantiene uno stretto rapporto con il Palazzo reale.

Il PAM era già al governo: cosa cambia davvero

Non si tratta quindi dell’arrivo al potere di un partito fino a ieri all’opposizione. Il PAM governava già insieme all’RNI e a Istiqlal. A cambiare è però il peso delle tre formazioni. L’RNI perde 36 seggi rispetto al 2021, passando da 102 a 66; il PAM sale invece da 87 a 97 e diventa la prima forza parlamentare.

La differenza non è soltanto simbolica. La Costituzione marocchina prevede che il re nomini il capo del governo tra gli esponenti del partito arrivato primo alle elezioni. Toccherà quindi al PAM guidare le trattative per la formazione del prossimo esecutivo.

Durante la campagna elettorale erano emersi soprattutto due nomi: Fatima Ezzahra El Mansouri, sindaca di Marrakech e coordinatrice della leadership del PAM, e Fouzi Lekjaa, ministro delegato al Bilancio e presidente della Federazione calcistica marocchina.

Fouzi Lekjaa del PAM: dagli stadi alle proteste sugli ospedali

Lekjaa rappresenta anche uno dei paradossi di queste elezioni: è uno degli uomini più importanti del calcio marocchino ed è strettamente legato all’organizzazione dei Mondiali del 2030, che il Marocco ospiterà insieme a Spagna e Portogallo. Negli ultimi anni il Paese ha investito molto in stadi, trasporti e infrastrutture legate alla competizione. Proprio questi investimenti erano diventati uno degli obiettivi delle manifestazioni della GenZ212 nel 2025.

Il movimento chiedeva più risorse per sanità e istruzione, oltre a misure contro la corruzione e la disoccupazione. Durante le proteste veniva contrapposta la costruzione delle infrastrutture sportive alle condizioni degli ospedali pubblici. Human Rights Watch ha riportato slogan che chiedevano, in sostanza, ospedali invece di stadi. Durante la campagna elettorale Lekjaa ha inserito proprio la sanità tra i temi della propria comunicazione politica, promettendo interventi per evitare morti dovute alla carenza di cure o attrezzature.

Le proteste della Gen Z e la repressione

Le manifestazioni erano iniziate alla fine di settembre del 2025, dopo l’appello del movimento decentralizzato GenZ212, organizzato soprattutto attraverso piattaforme come TikTok, Instagram e Discord.

Alla base c’erano problemi che non sono scomparsi. Nel 2025 la disoccupazione tra i marocchini tra i 15 e i 24 anni era arrivata al 37%, secondo i dati riportati da Associated Press. Le proteste chiedevano migliori servizi sanitari, istruzione, opportunità lavorative e interventi contro la corruzione. Alcune manifestazioni degenerarono successivamente in scontri e danneggiamenti.

La risposta delle autorità fu particolarmente dura. Human Rights Watch riferisce di circa 2.100 arresti e procedimenti giudiziari contro almeno 1.400 persone, tra cui 330 minori. Tre persone furono uccise durante la repressione e decine rimasero ferite. Amnesty International denunciò a sua volta arresti arbitrari e uso eccessivo della forza, chiedendo un’indagine indipendente sull’operato delle forze di sicurezza.

I giovani protestano, ma quasi non votano

A distanza di un anno, il malcontento giovanile non sembra essersi tradotto in una grande partecipazione elettorale. Soltanto 15,8 milioni dei circa 26,7 milioni di marocchini in età di voto si erano iscritti alle liste elettorali. L’iscrizione non è automatica e deve essere richiesta.

Il dato diventa ancora più significativo guardando ai più giovani: appena il 4% degli iscritti aveva tra i 18 e i 24 anni, nonostante questa fascia rappresenti circa il 12% della popolazione. L’affluenza complessiva si è fermata intorno al 38%, con un’astensione del 61,98%, la più alta registrata nel Paese da circa vent’anni.

Ceuta, oltre 72mila ingressi dal Marocco

Tra le proteste del 2025 e le elezioni si è poi inserita la crisi di Ceuta: alla fine di luglio oltre 72mila persone sono entrate irregolarmente nell’enclave spagnola provenendo dal Marocco, in una mobilitazione che ha messo sotto enorme pressione le autorità locali. A metà settembre migliaia di persone si trovavano ancora nel territorio spagnolo.

Rabat ha respinto le accuse arrivate da una parte della politica spagnola secondo cui il Marocco avrebbe deliberatamente favorito gli attraversamenti, sostenendo che non fosse stata fornita alcuna prova di un coinvolgimento delle autorità marocchine.

Marocco, quanto potere avrà davvero il nuovo governo

C’è infine un elemento necessario per comprendere il significato della vittoria del PAM: in Marocco vincere le elezioni non significa controllare interamente il potere politico. La Costituzione del 2011 definisce il Paese una monarchia costituzionale, democratica, parlamentare e sociale. Esistono elezioni multipartitiche, un Parlamento e un capo del governo ma Mohammed VI conserva però ampie prerogative. Il re, infatti, nomina il capo del governo, presiede il Consiglio dei ministri e mantiene un ruolo centrale nelle grandi decisioni strategiche dello Stato.

Per approfondire: La destra Usa e i fondi al Marocco dietro la crisi di Ceuta

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